Jodar e l’abitudine di fermare il gioco per cambiare i lacci delle scarpe: cosa dice il regolamento

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Era il 2021 quando, durante un match dello US Open, Stefanos Tsitsipas chiese un toilet break e si assentò dal campo per 7 lunghi minuti. Non era la prima volta che il greco si rendeva protagonista di un episodio simile – era già stato ampiamente criticato in passato, per ultimo proprio nel torneo precedente di Cincinnati – ma quell’episodio fu la goccia che fece traboccare il vaso. Anche perché dall’altra parte della rete c’era Andy Murray, che andò su tutte le furie al punto da affermare di “aver perso il rispetto” nei confronti dell’avversario.

Le lamentele del britannico non finirono però nel dimenticatoio poiché nel 2022 l’ATP aggiornò il regolamento: massimo 3 minuti dal momento in cui il giocatore entra in campo più 2 minuti aggiuntivi in caso di necessità di cambiarsi i vestiti. A distanza di anni, e sempre nella stagione sul cemento nordamericano, il toilet-gate sembra essersi ripresentato nelle vesti dello shoelaces-gate. Il protagonista? Rafa Jodar.

All’esordio nel Masters 1000 di Cincinnati, il giovane spagnolo si è reso protagonista di una rimonta sensazionale contro Denis Shapovalov, recuperando uno svantaggio di 5-1 nel terzo set con tanto di match point annullato. Ciononostante, si è parlato di fatto solo del comportamento di Jodar, che nel bel mezzo del secondo set ha fermato il gioco in ben due occasioni per cambiarsi i lacci delle scarpe che si erano rotti.

La prima interruzione c’è stata sull’1-4, la seconda sul 3-5 15-15. Chi non l’ha presa bene è stato il canadese, apparso fin da subito polemico tanto che a fine partita non le ha mandate a dire e si è confrontato faccia a faccia con Jodar, il quale si è giustificato allargando le braccia. Premettendo che Shapovalov farebbe meglio a pensare a come ha fatto a perdere un match del genere, i lacci delle scarpe dello spagnolo che si rompono sono sempre più un caso. Basti pensare che è il terzo torneo consecutivo in cui si verifica una situazione del genere.

Che Jodar sia innocente fino a prova contraria non si discute, tuttavia è doveroso un approfondimento se un episodio del genere – di per sé piuttosto inusuale – accade con tale frequenza. I primi malumori si erano diffusi durante la finale dell’ATP 500 di Washington contro Taylor Fritz, quando Jodar aveva fermato il gioco per cambiare i lacci alle scarpe proprio dopo aver subito un break nel secondo set.

La questione era però passata in secondo piano in virtù del medical time out chiesto dallo spagnolo prima che l’avversario andasse a servire per il match. La scena si era poi ripetuta nel Masters 1000 di Montreal, sia durante il quarto di finale contro Arthur Fils sia nel corso della semifinale contro Brandon Nakashima, ma è stato l’episodio di Cincinnati a scatenare le critiche più feroci.

Cosa dice il regolamento

C’è chi ha usato l’aggettivo “antisportivo”, chi ha parlato di “scorrettezza”, ma la verità è che ciò che ha fatto Jodar è perfettamente legale. Regolamento alla mano, lo spagnolo non ha infranto alcuna norma. Quando si rompono i lacci delle scarpe o proprio le scarpe – un po’ come quando si rompono le corde oppure dopo una caduta (specialmente sulla terra battuta) -, un giocatore ha tutto il tempo necessario per risolvere il problema ed essere pronto a riprendere il gioco.

È a discrezione dell’arbitro determinare se il tempo impiegato sia eccessivo, ma nella maggior parte dei casi prevale il buon senso perciò – salvo qualche invito a velocizzare la procedura – è raro che vengano presi provvedimenti. Uno scenario davvero simile a quello sopracitato di Tsitsipas, al punto che a intervenire in difesa del greco fu un collega come Novak Djokovic, che disse: “Non c’è una regola chiara in merito, quindi può fare quello che crede.”

«Cercherò di avere dei lacci di ricambio pronti per la prossima partita in modo da ridurre i tempi di pausa se dovesse succedere di nuovo»

Dal canto suo, Jodar si è giustificato definendola una “situazione che non posso controllare.” In ottica futura – anche per evitare problemi con gli avversari – ha però promesso: “Cercherò di avere dei lacci di ricambio pronti per la prossima partita in modo da ridurre i tempi di pausa se dovesse succedere di nuovo.” E considerando che succede con una certa frequenza, non sembra essere una cattiva idea. Infine, non è da escludere che lo spagnolo possa ricevere una chiamata direttamente dal suo sponsor per cercare di risolvere la situazione. Un marchio come Adidas non sarà infatti contento che uno dei propri giocatori di punta sia costretto a far fronte alla rottura dei lacci delle scarpe ogni 2 per 3.


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