Option:
Alzi la mano chi pensa di poter rispondere a un servizio a 246 km/h di Giovanni Mpetshi Perricard. E invece a quello in slice di Emma Raducanu che non supera i 180 km/h? O ancora a quello di pluri-campioni Slam come Jannik Sinner e Serena Williams? Salvo trascorsi a buoni livelli, la maggior parte delle persone non ne sarebbe in grado. Tuttavia, un sondaggio del 2025 ha evidenziato come il 19% degli inglesi creda di poter rispondere al servizio di un tennista professionista senza alcun allenamento.
A metterli alla prova ci ha pensato Oliver Kibblewhite, che ha ideato 5Gs, una macchina capace di replicare i servizi dei giocatori professionisti. Oltre a ricreare velocità, angolazione e traiettoria dei servizi, questo robot utilizza la rete 5G per connettersi con i dati in tempo reale provenienti dal Centrale. In occasione dello Slam londinese è stato dunque allestito un campo da tennis nel bel mezzo di Wimbledon Park in cui i presenti potevano sperimentare cosa significasse avere dall’altra parte della rete uno dei migliori giocatori al mondo.

“Volevamo dimostrare quanto fosse difficile giocare contro un professionista – ha raccontato Kibblewhite, più appassionato di tecnologia che di tennis – Perciò abbiamo costruito un robot che analizza i servizi dei giocatori in diretta e li riproduce.” Tra le opzioni offerte c’era il servizio record di Mpetshi Perricard, che lo scorso anno scagliò una prima a 246 km/h nel match contro Taylor Fritz, quello carico di spin di John McEnroe, quello in slice di Emma Raducanu (risultato il più popolare), ma anche quelli di Jannik Sinner, Elina Svitolina e Serena Williams.
Risultato? Su tre tentativi, circa il 50% dei partecipanti non ha neppure toccato la palla. Meno del 10% è invece riuscito a rimandare almeno una volta la palla in campo. “È davvero difficile – ha ammesso Bianca – Ma comunque sono riuscita a rispondere alla prima palla di Serena Williams, perciò posso morire felice.”
“Sono riuscito a mandare la palla oltre la rete contro McEnroe, mentre contro Svitolina non sono riuscito nemmeno ad avvicinarmi – ha invece raccontato Alex – È stato bello, ma ho sentito un po’ di pressione. Quasi come se fossi anch’io sui campi di Wimbledon.”
«Rispondere a un servizio a 230 km/h significa prendere decisioni prima che il cervello abbia elaborato del tutto ciò che sta accadendo»
“Puoi passare anni ad ascoltare i commentatori descrivere un servizio a 230 km/h, ma la televisione semplicemente non ti prepara alla realtà. La palla si materializza nel tuo spazio prima di aver deciso con precisione dove mettere i piedi. Rispondere non significa avere le mani veloci; bensì prendere decisioni prima che il cervello abbia elaborato completamente ciò che sta accadendo – ha infine riferito la giornalista del Daily Mail Lettice Bromovsky – Per miracolo, o forse per pura fortuna, sono riuscito a rispondere anche (c’era già riuscita con quello di Serena Williams) a un servizio di Sinner.”

Come prevedibile, infine, nessuno è riuscito a rispondere alla battuta di Mpetshi Perricard. “È una delle cose più impegnative dal punto di vista atletico. I riflessi sono essenziali, ma bisogna anche individuare i segnali e anticipare il colpo, ancor prima che la palla lasci la racchetta” ha raccontato a L’Equipe l’ex tennista Jamie Murray. E persino il fondatore Kibblewhite è uscito sconfitto contro il suo robot: “Ho subito decine di ace senza nemmeno toccare la palla una volta.” Nonostante le difficoltà – una delle differenze principali riscontrate è stato il punto d’impatto del servizio, decisamente più alto rispetto a quello a cui erano abituati gli amatori -, l’esperienza ha riscosso grande successo e potrebbe essere riproposta anche il prossimo anno.
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L’articolo Riesci a rispondere al servizio di Sinner? A Wimbledon la sfida tra i fan e un robot proviene da Tennis Magazine Italia.
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