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Ancora per un giorno almeno, la celebre frase “It’s coming home” potrà essere applicata sia al calcio sia al tennis. Oltre alla Nazionale dell’Inghilterra nei Mondiali, anche Arthur Fery si è infatti qualificato per i quarti di finale. Lo ha fatto a Wimbledon, vincendo tre match e poi calando il poker al debutto sul Centrale contro Grigor Dimitrov, sconfiggendolo al super tie-break. Nei quarti partirà ovviamente sfavorito contro il più esperto Flavio Cobolli ma potrà contare su un sostegno quasi calcistico – nei limiti del consentito in un tempio come l’All England Club – da parte del pubblico. “Ho sfruttato il loro supporto specialmente verso la fine dell’incontro con Dimitrov, quando iniziavo a sentire la fatica e le gambe cedevano un po’. Sapevo che avrei potuto mettere a Grigor un po’ di pressione in più, ma lo facevo principalmente per me stesso” ha ammesso nell’intervista post-partita.
In carriera Cobolli ha un bilancio di 20-15 contro avversari francesi e di 3-6 contro avversari britannici. Di conseguenza, anche se Fery si sente “molto britannico”, Flavio farebbe forse meglio a considerarlo francese. Nato a Sevres – città a una manciata di chilometri da Parigi nota per le manifatture di porcellana -, il classe 2002 si è trasferito a Londra sin da piccolo ed è cresciuto proprio a cinque minuti da Wimbledon. Figlio di Loic (imprenditore e presidente del Lorient, club calcistico di Ligue 1) e Olivia (ex tennista professionista con un best ranking di numero 225 del mondo), ha iniziato a giocare a tennis proprio grazie alla madre.
«È incredibile trovarsi in una situazione in cui uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi come Roger ti guarda giocare»
E inevitabilmente è cresciuto sognando l’All England Club, dove ha anche avuto la fortuna di mettere piede da bambino per assistere ad alcuni match. Tra i giocatori ammirati in azione c’era anche Roger Federer, curiosamente presente nel Royal Box proprio in occasione dell’ottavo di finale con Dimitrov: “Il me di 11 anni non avrebbe mai immaginato una cosa del genere. È incredibile trovarsi in una situazione in cui uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi ti guarda giocare.”
Grazie ai quarti raggiunti nello Slam londinese. Fery si è garantito il debutto in top 100 (numero 114 a inizio torneo, salirà in 63^ posizione). E non è un caso che un traguardo del genere arriverà “solo” a 24 anni. Arthur è infatti l’ennesimo prodotto del college americano: invece di tentare subito la strada del professionismo, ha preferito volare oltreoceano e trascorrere tre anni presso la prestigiosa Stanford University. Una scelta dettata dal livello accademico, ma anche per avere un piano B qualora la sua carriera non fosse andata come sperato. Fin da subito si è messo in mostra ed è riuscito anche a raggiungere la vetta della classifica nazionale, chiudendo con un bilancio di 58-16.
In carriera Fery ha vinto un solo Challenger, nel 2025 a Barranquilla, ma anche quando le cose non andavano bene non si è mai perso d’animo. Uno dei motivi è la sua grande forza mentale: “Sono davvero orgoglioso del mio comportamento in campo: non mi lamento, non mi arrabbio. Sono soprattutto fiero della mia capacità di lottare e rimanere in partita“. E poi in campo, di fatto, non è mai solo: “Guardo continuamente amici e familiari nel mio box: comunicano con me e viviamo la partita tutti insieme. È meraviglioso poter condividere questi momenti con loro.” E le gioie quest’anno non sono mancate perché ha superato le qualificazioni in due tornei prestigiosi come l’Australian Open e il Masters 1000 di Miami, ma soprattutto ha raggiunto i quarti – sempre sull’erba di Londra – nell’ATP 500 del Queen’s.
«La vittoria dell’Australian Open mi dà fiducia, ma mi aspetto un match molto diverso. Sono sicuro che qui Flavio sarà al 100%»
Quello che andrà in scena sul Centrale di Wimbledon sarà il secondo confronto in carriera tra Fery e Cobolli, già avversari nel 2026 e proprio in uno Slam. Promosso dal tabellone cadetto a Melbourne, il britannico era stato sorteggiato proprio contro Flavio e aveva avuto la meglio in tre set, complici i problemi di stomaco del romano: “Certamente quella vittoria mi dà fiducia, ma mi aspetto un match molto diverso. Le condizioni saranno completamente differenti e sono sicuro che qui Flavio sarà al 100%, a differenza di quanto successo in Australia. Lì ho giocato molto bene e ho avuto la sensazione di aver dominato la partita. Faremo tesoro di quell’esperienza.“
Ovviamente Fery non ha intenzione di accontentarsi, ma comunque vada è comprensibilmente già soddisfatto di quanto realizzato finora: “Quello che ho vissuto lunedì lo custodirò per il resto della mia vita. Forse non vivrò mai più niente di simile – spero di no -, perciò cerco solo di assaporare ogni momento.” Detto ciò, sarebbe da pazzi smettere di sognare. Anche perché il destino sembra strizzare l’occhio ad Arthur, quinta wild card e sesto britannico dell’Era Open a centrare i quarti nello Slam londinese. La finale è in programma proprio nel giorno del suo 24° compleanno. Inoltre, quest’anno cade una ricorrenza speciale perché, vent’anni fa, Goran Ivanisevic diventava l’unica wild card della storia a laurearsi campione a Wimbledon. E se…

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