Eterno Djokovic: 5 ore e 15 minuti per regalarsi la semifinale con Sinner!

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Se Novak Djokovic lo ha definito “uno dei migliori match che abbia mai giocato sul Centrale”, lui che sui prati londinesi di partite epiche ne ha disputate svariate, vuol dire che il quarto di finale di Wimbledon contro Felix Auger-Aliassime è stato davvero leggendario. 7-6 3-6 6-3 6-7 7-6 il punteggio, maturato dopo ben 5 ore e 15 minuti, che ha premiato il giocatore più anziano di tredici anni. Ottava semifinale consecutiva a Wimbledon per Nole, capace inoltre di toccare quota 55 semifinali a livello Slam (di cui 15 sull’erba londinese). “Ma guarderò i numeri a fine carriera, per me è solo un’altra semifinale” ha chiosato nell’intervista post-match.

«Sono questi i momenti per cui continuo a giocare a tennis» (Novak Djokovic)

Cuore e gestione delle energie nervose: l’ha vinta così Djokovic, che potrà anche aver spento 39 candeline lo scorso 22 maggio, ma in tutta la sua carriera si conferma imbattuto negli incontri durati più di 4 ore e 55 minuti (7-0 il bilancio). “Sono questi i momenti per cui continuo a giocare ancora a tennis” ha poi aggiunto il serbo, rammaricandosi solo che non fosse la finale e di doversi preoccupare di come si sentirà fisicamente nei prossimi giorni. Fortunatamente per lui avrà due giorni di riposo (invece dell’uno consueto) per cercare di recuperare le energie in vista del match contro Jannik Sinner, che proprio a inizio anno aveva battuto nella semifinale di uno Slam, l’Australian Open.

I giocatori più anziani in semifinale Slam nell’Era Open
  • Ken Rosewall: 42 anni e 68 giorni
  • Pancho Gonzales: 40 anni e 29 giorni
  • Novak Djokovic: 39 anni e 51 giorni

Sul match contro Auger-Aliassime si potrebbe dire di tutto perché in oltre 5 ore ne sono successe eccome di cose. Innanzitutto un primo set fiume, deciso da un tie-break di 20 minuti vinto per 12-10 da Djokovic, il quale in precedenza aveva chiesto un medical time out per un problema all’altezza del polpaccio sinistro. Dopo che il canadese ha ristabilito la parità, il gioco è stato sospeso per un quarto d’ora per permettere la chiusura del tetto. E ovviamente non sono mancate le polemiche, con entrambi i tennisti scontenti del cambio delle condizioni di gioco. Il break conquistato in avvio di quarto set sembrava aver spianato la strada a Nole, che invece ha ceduto il parziale al tie-break.

Il pareggio probabilmente sarebbe stato l’epilogo più corretto, ma nel tennis non esiste e dunque si è giunti al super tie-break. Djokovic aveva vinto i due disputati in carriera (allo US Open nel 2007 contro Radek Stepanek e nella finale di Wimbledon 2019 contro Roger Federer) e ha calato il tris, esultando davanti ai suoi bambini – che aveva invitato ad andare a letto a fine quarto set, incassando un no – e ai tanti tifosi serbi e non presenti sul Centrale.

Per dare vita a un match del genere c’è bisogno di due giocatori, perciò merita applausi anche Auger-Aliassime, che ha giocato male il super tie-break ma nel complesso ha dimostrato di poter senz’altro essere una delle prime alternative a Sinner e Alcaraz. Tuttavia le luci dei riflettori sono per Nole, che poche ore dopo un suo coetaneo di nome Lionel Messi ha incantato sul palcoscenico mondiale più importante. Un’altra certezza che ci ha lasciato questo match è che in futuro non nascerà nessuno come Novak Djokovic.


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