Il tennis è davvero lo sport più vulnerabile alle combine?

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Ogni anno oltre 15.000 tennisti partecipano ai tornei professionistici, eppure solamente in 600 (350 uomini e 250 donne) riescono a ottenere un guadagno: che siano cifre astronomiche come per Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, oppure appena sufficienti per coprire tutte le spese. Questi numeri sono stati stimati dal Lewis Report – uno studio indipendente risalente al 2018 – e, anche per chi ha poca familiarità con la matematica, non è difficile intuire che le altre migliaia di giocatori debbano trovare un modo alternativo per finanziare la propria carriera. C’è chi chiede prestiti, chi è più fortunato e riesce a trovare uno sponsor, ma anche chi – e purtroppo accade sempre più spesso – viene avvicinato da organizzazioni criminali e accetta di truccare partite.

Sempre dal Lewis Report è emerso che, su oltre 3.200 tennisti intervistati, circa il 15% fosse direttamente a conoscenza di combine. Persino il tennista più vincente della storia, Novak Djokovic, ha rivelato che a inizio carriera fu contattato per truccare un match. Era il primo turno del torneo di San Pietroburgo del 2006 e gli offrirono 200 mila dollari: “Abbiamo subito cestinato l’offerta. Il ragazzo che voleva parlarmi non è nemmeno riuscito ad arrivare a me“.

Come agiscono le organizzazioni criminali

A fare luce sul tema è stato il The Athletic, che per farsi spiegare come agiscono i criminali ha incontrato il professor Richard McLaren. Quest’ultimo ha lavorato su diversi casi di rilevanza mondiale, tra cui il doping di Stato in Russia, e attualmente è uno dei quattro funzionari anticorruzione dell’ITIA. “Solitamente, un’organizzazione criminale si avvale di un paio di persone molto competenti che effettuano continuamente ricerche su internet. Poi incaricano i loro referenti di interagire direttamente con i giocatori e stabiliscono la tariffa, che può variare da 1.000 a 10.000 dollari” ha spiegato, ricordando come i tennisti siano più vulnerabili essendo lavoratori autonomi.

A differenza di altri colleghi sportivi come calciatori o cestisti, che ogni mese ricevono un salario dal club, in uno sport come il tennis bisogna pagare tutto di tasca propria, dai viaggi agli allenatori. Per guadagnare è dunque necessario vincere. Eppure per alcuni giocatori – coinvolti in combine – è il contrario: per fare soldi devono perdere. Non necessariamente la partita, ma magari un set o un game in particolare. O addirittura persino un punto dato che nel tennis – e questa è una delle principali vulnerabilità – si può scommettere persino sui singoli 15.

«Accettare di truccare una partita equivale a fare promesse ai criminali. Oltre alle minacce verbali, non sono rare neppure le aggressioni fisiche» (professor Richard McLaren)

Di conseguenza per i giocatori – a essere coinvolti sono quasi sempre quelli di livello inferiore che non riescono a chiudere la stagione in pari – si tratta di una situazione che viene percepita come vantaggiosa a prescindere dall’esito. Da un lato, perdendo un match – o parte di esso – sono certi di un guadagno sicuro: solitamente si tratta di denaro, ma può essere anche un volo in prima classe o un soggiorno in un hotel a cinque stelle. Dall’altro possono invece sperare comunque di vincere la partita e quindi incassare anche il prize money del turno successivo.

Questo però solo in apparenza. Come ricorda McLaren, infatti, non tutto è rose e fiori: “Non bisogna dimenticare che un accordo del genere equivale a fare promesse ai criminali. Oltre alle minacce verbali non sono rare neppure le aggressioni fisiche, specialmente da parte di organizzazioni di scommesse clandestine più sofisticate. Hanno causato danni considerevoli ai giocatori che non hanno mantenuto gli impegni presi“. E una volta dentro il giro è difficile, se non impossibile, uscirne: “Le reti illegali hanno in pugno quella persona. È come un criceto che cerca di scendere dalla ruota, ma questa gira sempre più veloce“.

Perché il tennis è lo sport più vulnerabile?

Il calcio è lo sport più noto per le combine, ma è nel tennis che il fenomeno è più endemico“, ha dichiarato un esperto al The Athletic. I motivi sono molteplici e il primo non può che essere di natura economica: come già menzionato, c’è un’enorme disparità salariale tra i tennisti e in molti vivono in condizioni precarie durante gli anni di professionismo. E poi, a differenza degli sport di squadra, è sufficiente corrompere un solo giocatore per garantire un risultato truccato. Senza dimenticare infine che, diversamente da altri sport come il calcio dove al massimo un giocatore può causare un autogol o ricevere un cartellino, nel tennis le occasioni di scommesse sono molto più ampie dato che ogni punto rappresenta una nuova opportunità.

C’è poi un’altra categoria a cui talvolta i criminali si rivolgono: quella degli arbitri corrotti. Specialmente nei tornei minori, in alcuni casi documentati dei giudici di sedia hanno aiutato le organizzazioni tramite l’inserimento del punteggio sul touchpad. Ci sono due modi: o inseriscono lo score errato, generando un pagamento per poi correggere il presunto errore in seguito, oppure ritardando l’inserimento del punteggio in modo che si possa scommettere su un punto già concluso.

«Credo che ogni sport sia vulnerabile alla corruzione. Il tennis si è impegnato a fondo per individuare i propri punti deboli e le capacità di risposta» (Karen Moorhouse, CEO ITIA)

La nascita dell’ITIA

Dal canto suo, il mondo del tennis non è rimasto a guardare, anzi continua a fare tutto il possibile per combattere il fenomeno. Nel 2021, ad esempio, è stata fondata l’ITIA, un organismo indipendente che rappresenta sette parti interessate (ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam) e che ha preso il posto del Protocollo Anticorruzione del Tennis. 

Credo che ogni sport sia vulnerabile alla corruzione. Il tennis si è davvero impegnato a fondo per individuare i propri punti deboli e le proprie capacità di risposta. Una delle principali difficoltà legate alla corruzione è che, per definizione, si tratta di un fenomeno che si svolge in segreto. Non è qualcosa che si può misurare facilmente” ha dichiarato al The Athletic Karen Moorhouse, CEO dell’ITIA.

Orgogliosa del calo (da 95 a 68) nella segnalazione di partite sospette nel 2025, ha aggiunto: “Stiamo inviando un messaggio chiaro: è inaccettabile”. Tra le recenti novità c’è infine l’apertura di un canale WhatsApp chiamato ‘The Line’, in cui i giocatori possono – anche in forma anonima – rivolgersi per consigli o indicazioni.

Lo scandalo più grande

Finora il più grande scandalo di partite truccate nella storia del tennis è quello che ha visto protagonista Grigor Sargsyan, cittadino belga di origini armene noto come “il maestro”. Arrestato nel 2018 e condannato a cinque anni di carcere, aveva una rete di oltre 180 giocatori distribuiti in almeno 30 paesi e si avvaleva di oltre 1.500 prestanome per piazzare le scommesse oppure fare da intermediari tra organizzazioni e tennisti. Secondo la polizia, la sua rete era in grado di generare circa 400.000 dollari al giorno. I pagamenti ai giocatori avvenivano tramite società di trasferimento di denaro oppure di persona in contanti. Essendo residente a Bruxelles, spesso si recava a Parigi e incontrava i tennisti alla Gare du Nord.

Il suo punto di forza, in base a quanto emerso, era la capacità di reclutamento. Sargsyan si recava spesso nei tornei minori per contattare direttamente i giocatori solitamente con il pretesto di sponsorizzarli, oppure si avvaleva di allenatori a loro volta reclutati che avevano un canale diretto con i giocatori, specialmente i più giovani. “È importante ricordare che spesso dietro a tutto questo si cela una rete organizzata, ma il giocatore potrebbe non esserne a conoscenza, pensando invece che si tratti magari di una sola persona”, ha affermato Moorhouse.

Qual è la soluzione (se c’è)?

Quando si parla di scommesse è bene non generalizzare e soprattutto non considerarle il male del tennis purché si resti nell’ambito della legalità. Non è infatti un segreto che a livello economico giochino un ruolo importante per gli organi di governo di questo sport, permettendo loro di reinvestire i guadagni a beneficio dei giocatori stessi.

Ad esempio, ATP, WTA e ITF hanno stipulato un accordo con la società Sportradar, che vende dati ai bookmakers e conduce proprie analisi sulle statistiche. Il contratto prevede che Sportradar debba monitorare i flussi di scommesse e segnalare all’ITIA eventuali partite sospette. Allo stesso tempo, però, senza questi dati le agenzie di scommesse non sarebbero realisticamente in grado di offrire delle quote su determinate partite.

Una soluzione potrebbe essere quella di aumentare i montepremi dei tornei minori affinché i giocatori non siano incentivati a cercare guadagni altrove. In alternativa qualcuno ha proposto vietare di scommettere milioni su una partita dove, per i giocatori in campo, la differenza tra la vittoria e la sconfitta è di un centinaio di dollari e una manciata di punti ATP. Ma siamo sicuri che siano questi i modi per risolvere effettivamente il problema?


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