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“Penso che dovremmo fermarci qui, è meglio così.” Alexander Zverev ha usato queste parole per mettere fine anzitempo alla consueta intervista che ogni anno L’Equipe realizza in esclusiva con il vincitore del Roland-Garros. Il motivo? Una domanda non gradita che il giornalista Quentin Moynet gli ha posto – o meglio ha tentato di porgli, prima di essere interrotto – nelle battute conclusive di una lunga chiacchierata in cui il tedesco aveva affrontato diversi temi interessanti, tra cui la convivenza con una malattia come il diabete e la possibilità di essere un esempio per tante persone.
La domanda che ha infastidito il numero 3 del mondo riguardava l’influenza che le accuse di violenza domestica mosse nei suoi confronti hanno avuto nei media e, di conseguenza, nel modo in cui è stato raccontato il suo trionfo. L’Equipe stesso si è reso protagonista di una scelta in controtendenza e, per la prima volta negli ultimi 20 anni, non ha dedicato la copertina del giornale al vincitore maschile del Roland-Garros. Ha invece relegato Zverev in alto a sinistra per dare maggior spazio alla Champions League di pallamano vinta dal Metz femminile.

Prima di approfondire le parole di Zverev nell’intervista è necessario fare un passo indietro per avere un quadro più chiaro della situazione. Era il 2020 quando l’ex fidanzata del tedesco, Olga Sharypova, lo accusò di molestie fisiche e psicologiche, senza però mai denunciarlo né manifestare l’intenzione di volerlo fare. Nel 2023, invece, una denuncia era arrivata e a sporgerla era stata un’altra sua ex fidanzata (nonché madre di sua figlia Mayla), Brenda Patea. Quest’ultima finì poi per accettare nel 2024 un accordo extra-giudiziale da €200.000. Nel frattempo anche l’ATP avviò una propria indagine per far luce sull’accaduto, tuttavia non furono rilevate prove sufficienti per sanzionare il tennista. Dal canto suo, Zverev ha sempre negato ogni accusa.
Nonostante il tema non appartenga alla stretta attualità, Zverev – che evidentemente non ama parlarne – sperava di esserselo definitivamente lasciato alle spalle e di potersi godere la vittoria del suo primo Slam. Ed effettivamente in questi giorni era finito in secondo (ma anche terzo) piano, scatenando l’ira di chi sosteneva che non si potessero celebrare i suoi successi facendo finta che tale vicenda non fosse mai accaduta. Invece a menzionarlo nuovamente, e proprio di fronte al diretto interessato, è stato L’Equipe, paradossalmente anche contro il proprio interesse (non a caso poi l’intervista si è interrotta) ma in nome di un giornalismo giusto.
«È la seconda volta che me lo chiedete. Le accuse si sono rivelate false e la mia innocenza è stata dimostrata» (Alexander Zverev)
A dir la verità il quotidiano non ha puntato il dito contro Zverev dato che la domanda riguardava l’impatto delle accuse nei media e se fosse giusto che se ne continuasse a parlare. Il tedesco ha invece immediatamente sbottato: “Prima di tutto, non è quel tipo di intervista. In secondo luogo, sai che le accuse si sono rivelate false?” Quando il giornalista ha provato a spiegare come la domanda non fosse direttamente collegata alle accuse, Sascha ha rincarato la dose (“È la seconda volta che me lo chiedete“) e anche il suo agente si è intromesso prendendone le difese. Infine, prima di troncare bruscamente l’intervista, Zverev si è limitato a dire: “Ho fatto tutto il possibile e la mia innocenza è stata dimostrata“.
In realtà non è così perché le accuse nei suoi confronti sono sì cadute, però il tribunale ha spiegato chiaramente che la decisione non era un verdetto su colpevolezza o innocenza. Allo stesso tempo, l’indagine ATP non ha stabilito che le accuse fossero vere o false, ma semplicemente ha rilevato prove insufficienti.
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Dal canto suo, il giornale ha rivendicato la scelta: “Poiché L’Équipe ha scelto di non tralasciare nulla, né l’avvincente storia di un bambino diabetico […], né la testimonianza di due donne che avevano più da perdere che da guadagnare parlando apertamente, […] non potevamo chiedergli della sua vittoria […] senza confrontarlo anche con i dubbi e le riserve di una parte dell’opinione pubblica e dei media” si legge.
“Inizialmente cordiale e allegra, la conversazione si è presto inasprita. […] Zverev si è immediatamente chiuso a riccio. Tra sguardi torvi e commenti pungenti, il suo entourage, presente in auto, ha chiaramente disapprovato il nostro approccio, manifestando il proprio disappunto, e il viaggio si è concluso in un silenzio glaciale.“
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