É stata anche la vittoria di Conchita Martinez (e delle allenatrici)

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Con il talento che si ritrova, probabilmente Mirra Andreeva sarebbe comunque riuscita a conquistare un titolo Slam prima o poi. Tuttavia non è un caso che ci sia riuscita a soli 19 anni al fianco di un’allenatrice esperta come Conchita Martinez. Emblematico l’abbraccio al termine della finale del Roland-Garros a testimonianza del rapporto stretto tra le due e della rispettiva importanza di ciascuna nella vita dell’altra.

Mirra e Conchita hanno iniziato a lavorare insieme nel 2024 – pochi mesi prima del Roland-Garros – e tra di loro le cose hanno funzionato fin da subito. Non solo in termini di risultati, con il debutto in top 10 e i primi trionfi nei WTA 1000, ma anche a livello personale. Poi c’è stato un calo e all’apparenza un passo indietro della giovane russa, in difficoltà soprattutto a livello psicologico nel gestire le emozioni e digerire le sconfitte. Tuttavia non è mai venuta a mancare la fiducia nella sua coach e nello Slam parigino tutto il lavoro ha finalmente dato i suoi frutti. Un trionfo condiviso che in parte ha compensato la delusione della spagnola, capace da giocatrice di arrivare in finale a Parigi nel 2000 ma sconfitta da Mary Pierce.

“É bellissimo vedere Mirra giocare così bene: i suoi match mi ricordano quelli dei miei tempi quando raggiunsi la finale” aveva dichiarato alla vigilia dell’atto conclusivo. Curiosamente, a premiare Andreeva è stata proprio Pierce, che ha incassato i ringraziamenti per un soffio. “Non so se dovrei ringraziarti perché una volta hai battuto in finale qui la mia coach” ha scherzato Mirra.

Per poi aggiungere: “Grazie alla mia squadra per avermi spinto al limite, per avermi motivato e per avermi fatto lavorare anche quando non ne avevo voglia. E grazie in particolare a Conchita per aver condiviso la sua esperienza dandomi tanti consigli“. In risposta ha ricevuto un grande sorriso e il gesto del cuore con le mani, come una seconda mamma. Probabilmente, allo stato attuale, il miglior augurio che si potrebbe rivolgere a una giocatrice – specialmente se giovane – è quello di trovare la propria Conchita Martinez.

Un altro aspetto da sottolineare è che si tratta di un trionfo tutto al femminile, cosa che nel tour non capita spesso di vedere. Numeri alla mano, nel circuito WTA le allenatrici rappresentano circa il 14% del totale dei coach. Non a caso, proprio per favorire il loro ingresso nel tour, nel 2021 la WTA ha lanciato di un programma d’inclusione specifico per le allenatrici: nel 2025 in 24 sono entrate a farne parte.

“La maggior parte di loro è qualificata, ma gli manca l’esperienza necessaria per il passaggio al circuito professionistico” ha spiegato Mike Anders, responsabile dei programmi di sviluppo degli allenatori presso la WTA. Proprio Conchita Martinez ha invece affermato che la presenza di un maggior numero di allenatrici creerà più opportunità.

In generale è stata proprio quest’edizione del Roland-Garros a rappresentare un successo per le allenatrici, non solo per l’epilogo ma anche perché tre delle otto giocatrici approdate ai quarti erano allenate da una donna. Oltre al duo Andreeva-Martinez, c’erano Marta Kostyuk allenata da Sandra Zaniewska e Anna Kalinskaya allenata da Patricia Tarabini.

400%

L’incremento di allenatrici nel circuito WTA. Nel 2021 solamente quattro tenniste in top 200 erano allenate da una coach, mentre oggi sono circa venti.

Perché ci sono poche coach?

Uno dei motivi, specialmente a livelli inferiori, è di natura economica. Nel circuito juniores non ci sono soldi. Le giocatrici spesso cercano qualcuno con cui potersi allenare ha detto Biljana Veselinovic, che in carriera ha allenato giocatrici del calibro di Lucie Safarova, Alizé Cornet e Daria Saville.

Anche tra le tenniste di alto livello che potrebbero permettersi qualsiasi coach, tuttavia, spesso la scelta ricade su qualcuno in grado di colpire la palla e con cui scambiare in campo. Motivo per cui molti dei coach più blasonati del circuito WTA sono ex sparring partner: è il caso ad esempio di Anton Dubrov, promosso a coach di Aryna Sabalenka, Sasha Bajin, inizialmente sparring di Serena Williams prima di portare al successo Naomi Osaka, ma anche Wim Fissette, il quale ha iniziato come sparring di Kim Clijsters, o Andrew Bettles, pure lui capace di scalare le gerarchie nel team di Elina Svitolina.


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