Option:
“Ci sono davvero molte analogie tra l’attuale successo del tennis italiano e i successi che noi svedesi abbiamo ottenuto negli anni ’80“. A scriverlo, sulle colonne de L’Equipe, è Mats Wilander, che non ha potuto fare a meno di commentare l’exploit dell’Italia in un Roland-Garros che a più riprese si è tinto d’azzurro. Dopo che per la prima volta tre italiani si sono qualificati per i quarti di uno Slam, sempre per la prima volta andrà in scena un derby in semifinale (Cobolli-Arnaldi).
Innanzitutto Wilander ha descritto la situazione in Svezia ai suoi tempi: “Inizialmente c’era solo Björn Borg, poi sono arrivati altri giocatori ma non è successo granché finché non ho iniziato a vincere io. Poi sono arrivati altri tennisti più grandi di me che hanno ottenuto buoni risultati – da Henrik Sundstrom ad Anders Jarryd e Joachim Nystrom – e poi ovviamente c’è stato Stefan Edberg. Veniamo entrambi dalla stessa regione e siamo nati a 17 mesi di distanza, perciò ci conosciamo fin da piccoli. Penso che sia stato un bene non riuscire mai a batterlo a livello giovanile. Lui ha sfondato intorno ai 17-18 anni, poco dopo di me. Difficile dire se ci sarebbe riuscito se non ci fossi stato io”.
«Tutti conoscono Sinner e l’avranno battuto almeno una volta in allenamento. Si saranno quindi detti: ‘Perché non io? Il mio livello non è così lontano dal suo’»
Wilander ha quindi riconosciuto una serie di somiglianza in Italia: “Tutti conoscono Sinner e, per forza di cose, almeno una volta l’hanno battuto in allenamento. Si saranno quindi detti ‘perché non io? Il mio livello non è così lontano dal suo’. Ci vuole un po’ di fortuna in un paese dove i giocatori emergono più o meno alla stessa età per spronarsi a vicenda”. In seguito ha evidenziato i meriti della Federazione: “Tra i fattori che contribuiscono al successo – e da cui si possono trarre insegnamenti – c’è l’eccellente tecnica insegnata, i numerosi tornei Challenger, e la fedeltà dei giocatori ai propri allenatori da anni, come Lorenzo Musetti e Simone Tartarini, insieme fin dall’età di 8 anni”.
«Fognini ha contribuito alla popolarità di questo sport nel suo paese. Ha lanciato il movimento perché ha reso il tennis cool»
L’effetto Fognini
Infine, l’ex tennista svedese ha voluto dare a Cesare quel che è di Cesare, o meglio – in questo caso – a Fabio. “Non dobbiamo sottovalutare l’effetto Fabio Fognini perché, a suo modo, ha contribuito a rendere popolare il tennis nel suo paese. A volte il suo comportamento lasciava a desiderare, ma quando era veramente motivato ha raggiunto la top 10 e, con una personalità incredibile, ha lanciato il movimento perché ha reso il tennis cool“. Per poi concludere: “Fognini era carismatico e divertente nelle conferenze stampa: una figura del genere incoraggia i giovani a scegliere questo sport, un po’ come successe a Flavio Cobolli che lo fece al posto del calcio. E quando i bambini di dieci anni vedono Sinner vincere tutto, state certi che anche loro saranno attratti dal tennis”.

- 1.Cobolli batte Svajda ed è ai quarti; primo tocco d’azzurro di giornata a Parigi
- 2.Magico Cobolli a Parigi! Battuto Aliassime, la semifinale sarà tutta italiana
- 3.Roland-Garros, stasera Berrettini-Arnaldi: orario e dove vederla in tv
- 4.Roland-Garros, oggi Berrettini-Cerundolo: orario e dove vederla in tv
- 5.Roland-Garros, oggi Cobolli-Auger Aliassime: orario e dove vederla in tv
L’articolo Wilander: “Il tennis italiano come la Svezia negli anni ’80. Fognini ha lanciato il movimento” proviene da Tennis Magazine Italia.
via Tennis Magazine Italia https://ift.tt/pC345Yk
