Option:
Se Aryna Sabalenka si ritirasse domani, potrebbe dire di aver avuto una carriera fantastica, con risultati decisamente migliori rispetto alla maggior parte delle giocatrici. Eppure allo stesso tempo avrebbe molti rimpianti perché finora avrebbe potuto vincere molto di più. All’età di 28 anni la bielorussa ha conquistato “solo” quattro Slam, perdendo altrettante finali e fermandosi sei volte in semifinale. Eppure da un paio d’anni è la numero uno indiscussa del circuito, avendo trascorso 84 settimane consecutive in vetta al ranking WTA e senza che nessuna rivale la impensierisse. Inoltre, questi quattro titoli Major sono arrivati tutti sul cemento (due all’Australian Open e due allo US Open), mentre non ha mai trionfato al Roland-Garros e a Wimbledon. Ciononostante ha dimostrato di sapersela cavare più che bene anche su superfici come la terra rossa e l’erba, ma sembra esserci sempre qualcosa che non va e che la blocca sul più bello.
Eloquente la sconfitta subita nei quarti di finale di quest’edizione dello Slam parigino. Favorita indiscussa per il titolo dopo l’uscita di scena di tutte le rivali più accreditate, è stata battuta in rimonta da Diana Shnaider dopo essersi trovata in vantaggio per 6-3 4-1 30-0 e aver servito per il match sul 5-4, arrivando a soli due punti dal match. Come se non bastasse ha ceduto di schianto, perdendo dieci giochi consecutivi e commettendo gratuiti a non finire. Intervenuta in conferenza stampa, si è prima sfogata – “Vorrei smettere di giocare a tennis ora” -, ha poi scherzato – “Per riprendermi andrò in una di quelle stanze dove distruggere tutto” – e infine ha anche fornito alcune interessanti chiavi di lettura.
«Forse mi concentro troppo sul fatto che non ho mai vinto uno Slam su una superficie diversa dal cemento e magari questo mi porta a essere troppo emotiva in certi momenti»
Amareggiata – e forse ancora scossa dalla finale dello scorso anno persa contro Coco Gauff – che non fosse stato chiuso il tetto nonostante il vento forte, ha subito chiarito di non poterlo usare come alibi essendo riuscita a gestire le condizioni per un set e mezzo. Ciò che ha invece sottolineato è stata l’influenza dell’aspetto psicologico: “Ho avuto la sensazione di non riuscire a riprendermi mentalmente dopo il secondo set“. Per poi aggiungere: “Forse mi concentro troppo sul fatto che non ho mai vinto uno Slam su queste superfici (terra ed erba, ndr) e magari questo mi porta a essere troppo emotiva in certi momenti”. Lucidità, ma anche un desiderio di cambiare per non dover più vivere situazioni del genere: “Devo trovare una soluzione, sono stanca di perdere in questo modo“.
Le sconfitte di Sabalenka in numeri
Dallo US Open 2022 in poi, Sabalenka ha sempre raggiunto almeno i quarti di finale nei 14 Slam a cui ha preso parte. Addirittura ha centrato la semifinale in 12 di questi, eppure è riuscita a conquistarne solamente un terzo (4). E la situazione è peggiorata a partire dal 2025. Nei 6 Major andati in scena da allora, Sabalenka si presentava come favorita – quote alla mano – a cinque di questi. Curiosamente, l’unico che ha vinto è stato quello in cui non aveva i favori del pronostico dalla sua parte: lo US Open, dove la principale candidata al titolo era Iga Swiatek, reduce dalla doppietta Wimbledon-Cincinnati.
Ha invece perso tre finali – tutte sul filo del rasoio (contro Madison Keys all’Australian Open 2025, contro Coco Gauff al Roland Garros 2025 e contro Elena Rybakina all’Australian Open 2026) – e anche una semifinale (contro Amanda Anisimova a Wimbledon 2025), prima del crollo con Shnaider a Parigi. Risultati di grande spessore per chiunque, ma non per una giocatrice che a più riprese ha dimostrato di essere chiaramente la più forte nel tour e che per forza di cose coltiva ambizioni differenti.

Roland Garros 2026 – Shnaider b. Sabalenka 3-6 7-5 6-0
Australian Open 2026 – Rybakina b. Sabalenka 6-4 4-6 6-4
Wimbledon 2025 – Anisimova b. Sabalenka 6-4 4-6 6-4
Roland Garros 2025 – Gauff b. Sabalenka 6-7(5) 6-2 6-4
Australian Open 2025 – Keys b. Sabalenka 6-3 2-6 7-5
Roland Garros 2024 – Andreeva b. Sabalenka 6-7(5) 6-4 6-4
US Open 2023 – Gauff b. Sabalenka 2-6 6-3 6-2
Wimbledon 2023 – Jabeur b. Sabalenka 6-7(5) 6-4 6-3
Roland Garros 2023 – Muchova b. Sabalenka 7-6(5) 6-7(5) 7-5
US Open 2022 – Swiatek b. Sabalenka 3-6 6-1 6-4
Roland Garros 2022 – Giorgi b. Sabalenka 4-6 6-1 6-0
Australian Open 2022 – Kanepi b. Sabalenka 5-7 6-2 7-6(7)
US Open 2021 – Fernandez b. Sabalenka 7-6(3) 4-6 6-4
Wimbledon 2021 – Pliskova b. Sabalenka 5-7 6-4 6-4
Roland Garros 2021 – Pavlyuchenkova b. Sabalenka 6-4 2-6 6-0
Australian Open 2021 – Serena Williams b. Sabalenka 6-4 2-6 6-4
Roland Garros 2020 – Ons Jabeur b. Sabalenka 7-6(7) 2-6 6-3
La statistica terrificante è però un’altra: le ultime 17 (!) sconfitte di Aryna Sabalenka a livello Slam sono arrivate in tre set. In altre parole, è dallo US Open 2020 che la bielorussa non viene sconfitta in due set. Numeri eloquenti che dimostrano un grande limite ma che allo stesso tempo dimostrano quanto poco servirebbe per superare l’ostacolo e potenzialmente fare incetta di titoli.
Il copione ormai continua a ripetersi con una certa frequenza: Sabalenka si porta avanti nel punteggio (9 di questi 17 ko sono maturati in rimonta), appare in controllo delle operazioni e prossima alla vittoria. Invece improvvisamente qualcosa smette di funzionare e finisce per rimettere in partita l’avversaria e subire un’inattesa battuta d’arresto.
Qualcuno l’ha paragonata a un pilota di Formula 1 a cui mancano pochi giri per tagliare il traguardo e vincere una gara dominata, ma che poco prima della bandiera a scacchi deve fare i conti con qualche problema al motore della macchina. Per restare in tema automobilistico, nel suo caso sarebbe opportuno andare al più presto da un meccanico per evitare di avere grandi rimpianti a fine carriera.

Il limite di Sabalenka e il paragone con Djokovic
Queste sconfitte rendono dunque Sabalenka tutt’altro che imbattibile agli occhi delle sue avversarie, le quali – pur consapevoli che magari non saranno loro a decidere la partita – scendono in campo consapevoli di avere una chance. La bielorussa ha un gioco molto potente e completo, tuttavia ha bisogno di essere in controllo dello scambio. Quando invece dall’altra parte della rete glielo impedisce – e ciò si è visto chiaramente nella finale di Melbourne contro Rybakina -, tutt’a un tratto s’innervosisce, cerca di strafare e inevitabilmente finisce per commettere più gratuiti del solito. E non è neppure una coincidenza che ciò accada spesso nelle fasi finali degli Slam, dove arrivano giocatrici in forma e più determinate che mai a fare tutto il possibile per sfruttare al meglio l’occasione.
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Gli Slam vinti da Novak Djokovic tra il 2012 e il 2014. Un bottino piuttosto deludente considerando che fu sconfitto 5 volte in finale e 3 in semifinale
In molti hanno infine riscontrato delle somiglianze tra il periodo che sta attraversando Sabalenka e quello che visse Novak Djokovic tra il 2012 e il 2014. In quei tre anni il serbo raggiunse addirittura undici semifinali negli Slam, eppure sollevò il titolo solamente in tre occasioni. A pesare furono soprattutto le cinque finali perse. Nel suo caso non fu un dramma poiché negli anni seguenti – a partire dal suo magico 2015 – iniziò a vincere con una spaventosa regolarità. Ci riuscirà anche Aryna?
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