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Doveva essere uno degli Slam più scontati del ventunesimo secolo e invece è diventato uno dei più aperti ed entusiasmanti. L’eliminazione al secondo turno di Jannik Sinner per mano di Juan Manuel Cerundolo – e soprattutto del caldo – ha completamente snaturato quest’edizione del Roland-Garros, contribuendo indirettamente a generare match molto più combattuti. In occasione del terzo turno, per la prima volta nella storia ben nove match su sedici sono finiti al quinto set (e altri sei al quarto); mentre agli ottavi le partite sono state altrettanto equilibrate con l’apice toccato in occasione della battaglia di cinque ore e 26 minuti tra Matteo Arnaldi e Frances Tiafoe.
Il torneo non è ancora finito, ma tra i record che potrebbero essere battuti c’è proprio quello del maggior numero di quinti set. Allo stato attuale, il Roland-Garros 2026 ha visto ben 31 incontri risolversi al parziale decisivo, proprio come nel 1976 e nel 2023. Per strappare il primato al 1992 e al 2001 (con 33 quinti set), c’è bisogno che tre dei sette match ancora da disputarsi si decidano al quinto. Potrebbe benissimo trattarsi di una coincidenza, eppure è evidente come l’uscita di scena di Sinner – a cui va aggiunta l’assenza dell’infortunato Carlos Alcaraz – abbia avuto un impatto significativo.
Si può tranquillamente affermare che dopo l’eliminazione di Sinner sia iniziato un nuovo torneo. E se ai giocatori della parte alta del tabellone la mente aveva iniziato fin da subito a esplorare terreni sconosciuti, poco dopo si è verificato uno scenario simile anche per i tennisti dall’altro lato del main draw, improvvisamente orfano di Novak Djokovic, unico vincitore Slam rimasto in corsa (anche se con i suoi 24 titoli si poteva dire che avesse vinto per 5-6 tennisti). Salvo alcune eccezioni come i giovani Joao Fonseca, Rafa Jodar e Jakub Mensik, per la maggior parte dei giocatori si è dunque presentata l’occasione della vita.
Tutt’a un tratto le vittorie sono diventate più speciali e le sconfitte più dolorose, come ha confermato Casper Ruud in conferenza stampa. Quando gli è stato chiesto se il ko contro Fonseca fosse stato più duro da digerire rispetto al solito, il norvegese ha risposto con un laconico “Sì”. D’altronde quando (o forse bisognerebbe chiedersi se) ricapiterà uno Slam in cui al terzo turno non ci sono né Jannik né Alcaraz? Sicuramente la fortuna gioca un ruolo importante e se Ruud fosse capitato dall’altro lato del tabellone magari staremmo parlando di altro. Allo stesso tempo la fortuna bisogna anche costruirsela ed è ciò che stanno provando a fare da giorni i tennisti sopravvissuti a un terremoto come l’eliminazione di Sinner.

Alla base di quest’abbuffata di quinti set c’è proprio questa motivazione extra. Per molti tennisti, un’occasione così ghiotta di vincere uno Slam – o comunque di fare molta strada – realisticamente non ricapiterà. Specialmente per coloro che sono stati sorteggiati nella parte alta, ironicamente paragonata da alcuni a un ATP 250 di basso livello e che regalerà un nuovo finalista al Roland-Garros. Per intenderci, sia Berrettini sia Arnaldi valgono molto di più della loro classifica attuale, ma se alla vigilia del torneo erano rispettivamente numero 104 e 105 un motivo ci sarà.
Con Sinner e Alcaraz in tabellone, ma anche con il solo Jannik – come si è visto nei recenti Masters 1000 -, la convinzione generale è che vincere sia pressoché impossibile. Ciò non vuol dire che i giocatori perdano apposta per non affrontarli, ma per forza di cose la prospettiva di affrontare prima o poi un avversario contro cui non hanno chance è scoraggiante. Per quale motivo ammazzarsi di fatica se poi ad attenderli c’è una mesta sconfitta prima ancora di scendere in campo?
«In assenza di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, per tutti gli altri giocatori vincere uno Slam è passato da essere un sogno a una possibilità»
Al contrario, al Roland-Garros c’è stato un repentino cambio di paradigma: in loro assenza, vincere uno Slam è passato da essere un sogno a una possibilità (o per alcuni giocatori come Alexander Zverev addirittura una probabilità). Ergo nessuno vuole avere rimpianti e tutti stanno giocando al massimo, come se la loro vita dipendesse da questo torneo. C’è una statistica in particolare che fa venire le vertigini perché chiarisce quanto è difficile entrare a far parte del club dei giocatori in grado di vincere uno Slam. Dall’Australian Open 2004 all’Australian Open 2026 si sono disputati 88 Slam: 76 di questi sono stati vinti dai Big Three e Sinner-Alcaraz, mentre solamente 12 hanno visto un vincitore differente (Wawrinka x3, Murray x3, Medvedev, Thiem, Cilic, del Potro, Safin e Gaudio).
86.3
La percentuale di Slam vinti da cinque giocatori (Roger Federer, Rafa Nadal, Novak Djokovic, Jannik Sinner, Carlos Alcaraz) negli ultimi 22 anni
L’altro merito di quest’edizione del Roland-Garros è invece quello di aver riacceso il dibattito sulla concorrenza con cui devono fare i conti Sinner e Alcaraz. Il fatto che Jannik e Carlos si siano spartiti gli ultimi nove Slam – ma anche che il Masters 1000 di Madrid 2024 sia l’ultimo torneo in cui entrambi erano al via vinto da un altro giocatore – ha fatto nascere dei dubbi sul livello dei loro avversari. In particolare, dopo il sesto Masters 1000 consecutivo vinto da Sinner, che nel 2026 ha fatto piazza pulita, ci si è domandati se vincesse per meriti suoi o per demeriti altrui.
La risposta ce l’ha data lo Slam parigino, confermando come il livello medio nel tour sia davvero alto. Oltre a essere combattute, queste battaglie di cinque set sono state anche di altissimo livello – e non vale solo per quelle tra nomi altisonanti come Fonseca-Djokovic, ma ad esempio pure per Arnaldi-Collignon o Arnaldi-Tiafoe – e hanno dimostrato quanto in realtà vincere non sia facile come Jannik e Carlos fanno sembrare. Specialmente in uno Slam che richiede sette partite al meglio dei cinque set. Ciò non significa necessariamente che la top 10 attuale sia migliore di dieci anni fa o cose del genere, bensì evidenzia come Sinner e Alcaraz siano di un altro pianeta per il gap creato tra loro e il resto del circuito.
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