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Dal silenzio religioso del Centrale di Wimbledon al rumore assordante delle sessioni serali sull’Arthur Ashe dello US Open: ogni torneo di tennis è caratterizzato da un suono particolare che solitamente accompagna l’azione e rimane impresso nella mente degli spettatori. Nel caso del Roland-Garros, il coro che immediatamente viene associato è il celebre “Popopopopopopo pororó…olé!”
Chiunque abbia visto anche una sola partita dello Slam parigino nell’ultimo decennio si sarà sicuramente imbattuto in quest’inno che risuona costantemente nei viali di Bois de Boulogne e persino nella vicina fermata della metropolitana che porta ai campi. Il modus operandi è dei più classici: c’è una persona nel pubblico che intona “Popopopopopopo pororó” e il resto degli spettatori che risponde “olé” – e non “allez” come invece si potrebbe pensare. Ormai è diventato un marchio di fabbrica, eppure le sue origini sono in realtà più lontane che mai dalla Francia, affondando le radici nel secolo scorso in Spagna.
La prima parte del coro richiama il suono di una tromba appartenente a un celebre paso doble taurino, genere solitamente associato alla corrida e caratterizzato da una melodia lenta e dai toni drammatici. Il brano in questione risale al 1934 e si chiama En er mundo: è privo di testo e opera dei compositori spagnoli Juan Quintero Muñoz e Jesus Fernandez Lorenzo. “L’inizio ha una struttura melodica a chiamata e risposta. Il ‘popopo’ sarebbe la ‘domanda’, che, nel paso doble originale, è suonata da una tromba solista. Nello stadio, la folla risponde con un ‘olé’”. ha spiegato a L’Equipe l’esperto Joaquin López González. L’olé finale è appunto il tipico grido spagnolo che nelle corride accompagna il torero che sventola il mantello rosso.
L’approdo nel mondo dello sport
Pur essendo ormai associato soprattutto al Roland-Garros, in realtà deve la sua popolarità al rugby. Era il 2007 quando proprio la Francia ospitava la Coppa del Mondo di rugby e per la prima volta tale melodia comparve durante le partite. L’obiettivo era quello di coinvolgere il pubblico e creare una certa atmosfera all’interno dello stadio. Con il passare del tempo si è poi esteso ad altri paesi e anche ad altri sport. Tuttavia non ha nulla a che vedere ad esempio con l’olé nel calcio, usato invece per umiliare gli avversari negli ultimi minuti di gioco facendo girare la palla a suon di passaggi senza affondare.
«Ci sono già 10.000 persone che lo urlano continuamente, perciò cerchiamo di non abusarne: massimo cinque volte a partita. A volte è quasi insopportabile»
Odi et amo
Inizialmente il coro può risultare simpatico perché in fin dei conti contribuisce a creare una bella atmosfera senza disturbare, anzi unendo il pubblico. Alla lunga, però, solitamente stanca e diventa fastidioso. Ne sono al corrente persino gli stessi tifosi come Julien, storico membro della Tribune Bleue – la principale comunità di appassionati di tennis francesi -, che ha precisato: “Ci sono già 10 mila persone che lo urlano continuamente, perciò cerchiamo di non abusarne: massimo cinque volte a partita. A volte è quasi insopportabile“. Diverso il pensiero di un esperto arbitro di tennis di cui non viene fatto il nome, intercettato da L’Equipe: “Se un tennista si stufa perché a ogni cambio campo è disturbato dal rumore, possiamo chiedere di rispettare la tranquillità dei giocatori. Ma gli spettatori sono entusiasti: hanno pagato il biglietto ed è un modo per sentirsi coinvolti, specialmente per entrare nello spirito della partita”.
“Spesso, la paura della folla e di fare una figuraccia fa vacillare la voce: questo è un fallimento assicurato” ha aggiunto Julien. È infatti molto importante anche lanciarlo nel momento più appropriato, cosa che ad esempio non viene fatta nel video qui sotto. L’altro grande problema è quando il coro perde il suo intento originario, vale a dire di incoraggiamento. Inevitabilmente, con una platea così ampia a disposizione, c’è anche chi lo intona esclusivamente per una questione di auto-celebrazione con il solo desiderio di vantarsi o magari impressionare qualcuno.
Cosa ne pensano i giocatori?
Ugo Humbert non lo ha gradito particolarmente nella sconfitta contro il connazionale Quentin Halys sul campo Simonne-Mathieu. “Il campo era molto rumoroso ed è stato difficile concentrarmi: non mi sono goduto il momento” ha dichiarato in conferenza stampa. Soprattutto sui campi secondari, invece, capita che questi cori provenienti da campi adiacenti diano fastidio ai giocatori, specialmente a quelli non francesi e dunque non abituati.
Andreas Seppi, impegnato in questi giorni al commento del Roland-Garros su Eurosport, ha ammesso che i giocatori sono talmente concentrati che finiscono per non farci caso. Infine c’è anche a chi piace. È diventato virale, ad esempio, il siparietto con protagonista Carlos Alcaraz al termine di un incontro della scorsa edizione dello Slam parigino. Al termine dell’intervista post-match disse: “Ho sempre voluto farlo. Spero che mi seguirete“. Per poi intonare appunto il “popopo” e ricevere in risposta un sonoro olé dal Campo Philippe-Chatrier.
Carlitos knows how to have fun with the crowd
#RolandGarros pic.twitter.com/yFVJwzIzlh
— Roland-Garros (@rolandgarros) May 28, 2025
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