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Per un giocatore che ha raggiunto la finale di Wimbledon ed è stato numero 6 del mondo, non è scontato festeggiare una vittoria al terzo turno del Roland-Garros. Nel caso di Matteo Berrettini, però, il successo per 15-13 al super tie-break contro Francisco Comesana ha un sapore speciale. Tornato a giocare lo Slam parigino dopo cinque anni, ha raggiunto a sorpresa gli ottavi e soprattutto ha ritrovato ottime sensazioni che negli ultimi tempi mancavano.
Intervenuto in conferenza stampa a margine della partita più lunga della sua carriera, era comprensibilmente al settimo cielo: “Continuavo a dirmi che meritavo di stare lì, che quella è la maniera in cui mi piace giocare a tennis e che facendo questo le cose buone sarebbero arrivate. Giocare una partita così per me era quasi impensabile fino a poche settimane fa. Sono davvero felice di aver lottato e ovviamente di aver vinto”.
Il trentenne romano ha poi sottolineato proprio la differenza con la sua versione di qualche anno fa: “Sono una persona che ricorda tutto: i dettagli, le partite, come lottavo. Da una parte è esperienza, dall’altro ti può portare un po’ giù perché non accetti lo sforzo che stai facendo adesso. La verità è che sto giocando a un livello molto alto. Semplicemente ogni partita nel tour è una lotta furibonda e il livello medio è altissimo. Comesana ha giocato una partita pazzesca, servendo benissimo e sbagliando forse tre palle. Forse ho vinto anche perché non ho pensato a quello che avrebbe fatto il me del passato”.
“Anche se ho avuto un supporto incredibile da parte della famiglia, degli amici e del team, con tutti che continuavano a dirmi che ce l’avevo ancora dentro di me, a volte devo confessare che pensavo di non poter tornare, di non poter più stare bene in campo. È per questo che ero emozionato, perché ho dimostrato a me stesso che ce la posso fare” ha aggiunto Berrettini.
«Ho sempre creduto nel mio tennis ma non nel mio corpo: sono arrivato a pensare di non riuscire a fare certe cose con la continuità necessaria. A darmi quella fiducia che mi mancava è stato Enqvist»
I dubbi dell’azzurro non erano legati al tennis bensì proprio all’aspetto fisico: “Personalmente ho sempre creduto nel mio tennis ma non nel mio corpo: sono arrivato a pensare di non riuscire a fare certe cose con la continuità necessaria. A darmi quella fiducia che mi mancava è stato Enqvist: ogni giorno mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo e lo fa perché ci crede. Anche nel match con Comesana, dopo aver perso il terzo set, mi ha detto ‘il quarto è il nostro set’. La sinergia tra lui e Alessandro Bega fa sì che io stia bene. E poi c’è la ciliegina sulla torta: mio fratello, che mi dà un aiuto incredibile“.

Infine, Matteo si è soffermato proprio sulle sue condizioni fisiche attuali: “Mi sento bene. Anche prima di questa avevo giocato altre partite lunghe quest’anno, ad esempio quella con Buse a Marrakech: era durata tre ore e aveva certificato che c’era. Ovviamente ha fatto male la sconfitta, ma volendo vedere il lato positivo era stata un’iniezione di fiducia. Uno cerca di giocare meno possibile, ma bisogna anche accettare che le partite si complicano e bisogna recuperare“.
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L’articolo Berrettini: “Pensavo di non poter tornare. Giocare un match di 5 ore? Impensabile fino a poco fa” proviene da Tennis Magazine Italia.
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