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Chiunque abbia mai giocato a tennis su un campo in terra rossa avrà fatto almeno una volta questo gesto, verosimilmente dopo averlo visto fare a qualche tennista in tv. Si tratta del colpire la suola delle scarpe con la racchetta al fine di rimuovere la terra che si è accumulata. Un’azione più naturale che mai, entrata a far parte della quotidianità di partite e allenamenti su questa superficie: d’altronde se lo fanno Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sul campo Philippe-Chatrier al Roland-Garros, per quale motivo non dovrebbe farlo anche un amatore sul campo del proprio circolo?
Eppure è inevitabile chiedersi quale sia lo scopo di tale gesto, che all’apparenza può sembrare utile e vantaggioso – nella vita di tutti i giorni, ad esempio, avere la suola delle scarpe sporca non è mai piacevole – ma che in realtà potrebbe benissimo essere anche una semplice superstizione oppure apportare benefici perlopiù psicologici. Ad approfondire il tema è stato L’Equipe, che ha contattato diversi esperti – da coloro che lavorano per aziende che producono materiali per il tennis, come calzature e racchette, ad altri impegnati invece nel campo della psicologia – per farsi spiegare cosa effettivamente si celi dietro quest’azione. E per provare a capire la sua evoluzione: all’inizio dell’Era Open non esisteva, poi è stato introdotto da Ivan Lendl e Thomas Muster e al giorno d’oggi non c’è un singolo giocatore che vi rinunci.

Togliere la terra dalle suole: serve?
Secondo Jean Leclercq, direttore del reparto calzature e tessuti di Babolat, non c’è una risposta giusta o sbagliata: “Dipende tutto dalle condizioni della terra.” Di conseguenza, se questa è asciutta “è improbabile che sia necessario”, mentre se è più umida e quindi si attacca ha un senso perché “può accumularsi sotto la scarpa.” In tal senso, Babolat è costantemente al lavoro per cercare di migliorare le proprie scarpe e in particolare le prestazioni autopulenti, così da evitare che siano i giocatori a dover rimuovere la terra dalle suole: “Negli ultimi anni abbiamo alternato motivi a spina di pesce più profondi e più sottili per creare una sorta di irregolarità che permette alla terra di staccarsi facilmente e spontaneamente dalla suola.”
Sulla stessa lunghezza d’onda Rene Zandbergen, responsabile prodotto calzature e innovazione di ASICS, che ha paragonato la terra sotto le scarpe alla neve sotto gli pneumatici di una macchina in inverno: “Proprio come la neve, la terra viene trasportata dalla suola e ricade durante la corsa grazie alla flessione. In questo modo viene garantita una trazione costante, senza la quale le scarpe sarebbero molto scivolose.”
Cosa ne pensano gli psicologi?
Secondo la mental coach Francisca Dauzet, che tra il 2018 e il 2021 ha lavorato con Daniil Medvedev, l’azione è più paragonabile a un rituale: “Innanzitutto è una questione di praticità: i giocatori tolgono la terra dalle suole in automatico, essendoci abituati. Poi c’è il discorso di appartenenza a un gruppo: esistono una serie di gesti che i tennisti condividono ed eseguono in maniera più o meno consapevole. C’è quindi la routine: battere le scarpe con la racchetta consente di concentrarsi di nuovo sull’azione. Infine bisogna considerare la tecnica dell’ancoraggio, con il giocatore che viene collocato in una situazione familiare in cui può sviluppare processi più profondi.”
«Parlando con i giocatori, ci rendiamo conto che non sono realmente consapevoli di battere le suole delle scarpe durante le partite»
“Questo gesto segnala al corpo che si sta passando a qualcos’altro e rappresenta l’inizio della preparazione per il colpo successivo” ha aggiunto Makis Chamalidis, psicologo dello sport che per due decenni è stato consulente della Federazione Francese di Tennis (FFT). Quest’ultimo ha poi precisato che “può diventare una routine mentale se gli attribuiamo un significato“. Altrimenti è possibile che sia semplicemente anche una forma di imitazione, un’azione radicata in sé fin da piccoli dopo averla vista fare ad altri giocatori.
Un’altra chiave di lettura è invece da ricercare nelle parole di Leclercq, il quale ha ricordato che a volte la spiegazione è quella più scontata: “Parlando con i giocatori, ci rendiamo conto che non sono realmente consapevoli di battere le suole delle scarpe durante le partite.”

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