Sinner a L’Equipe: “Finale del Roland Garros uno dei momenti più duri della mia carriera”

Una lunga intervista rilasciata al noto quotidiano francese del numero uno al mondo, dove ha trattato numerosi temi legati al campo e non solo

orario Sinner
Foto di Ray Giubilo

Jannik Sinner, lo si sa bene ormai, non è solito sbottonarsi e raccontare troppo della sua persona e di come vive il tennis. Se in campo non lascia mai trasparire le emozioni, anche microfono alla mano è sempre piuttosto discreto. Di recente ha però rilasciato una lunga e interessante intervista a L’Equipe, noto quotidiano francese, dove si è raccontato a 360° e all’interno della quale ha trattato numerosi temi. Di seguito alcuni dei passaggi più interessanti, su alcuni degli aspetti centrali della figura di Jannik.

Sull’essere definito un ‘robot‘: In campo, questo è il mio modo di essere. Se vengo percepito come un giocatore privo di emozioni, è perché resto totalmente focalizzato su quello che devo fare. Il mio obiettivo è essere sempre il più accurato possibile, scegliendo la soluzione migliore nel momento opportuno. Quindi no, non lo considero un termine negativo“.

Sulla possibilità di essere già all’apice della carriera: “Non credo sia possibile esprimere il 100% del proprio potenziale a 24 anni. Punto a raggiungerlo nei prossimi anni. La mia versione migliore? Un giocatore con un grande servizio, aggressivo, ma anche lucido e capace di interpretare ogni situazione di gioco. Il futuro, però, non posso prevederlo”. Vien da pensare che se la versione a cui assistiamo oggi di Jannik non è ancora il 100%, è difficile immaginare cosa possa accadere quando – e se – la raggiungerà.

Sulla sconfitta al Roland Garros 2025: “Non è stato semplice lasciarsi alle spalle quella finale persa, ma da quell’esperienza ho tratto insegnamenti importanti. Credo che il successo arrivato subito dopo a Wimbledon sia legato anche alla mia capacità di guardare avanti rapidamente, sia nelle sconfitte sia nelle vittorie”. Mentre sulla squalifica: “Il periodo più duro è stato quello precedente, quando non potevo confidarmi con nessuno e mi sentivo limitato. Però sono convinto che ogni cosa abbia un motivo: questa esperienza mi ha reso più forte come persona e mi ha aiutato a capire chi fossero davvero gli amici su cui poter contare”.

Infine sul Sinner fuori dal campo: “Cerco di dedicare qualche ora al contatto con la natura. E mi fa bene. Oltre al golf, mi rilassa stare da solo al volante della mia macchina: mi sento nel mio mondo, dove nessuno può vedermi o toccarmi”.

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