Le migliori stagioni di sempre: da Djokovic a McEnroe e Vilas. Il 2026 di Sinner può aggiungersi alla lista?

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Scriverlo fa una certa impressione, eppure i primi cinque mesi del 2026 hanno dimostrato che un tennista italiano potrebbe essere protagonista di una delle migliori stagioni di sempre. Jannik Sinner ha infatti vinto tutti e cinque i Masters 1000 disputati ed è apparso a più riprese imbattibile da Indian Wells in poi. La sconfitta in semifinale all’Australian Open indubbiamente pesa, fatto sta che – complice l’assenza del suo rivale Carlos Alcaraz – il ventiquattrenne di Sesto Pusteria sembra essere sulla strada giusta per entrare a far parte di una cerchia molto ristretta insieme al gotha del tennis. In attesa di scoprire se la sua potrà essere considerata un’annata da leggenda, abbiamo ripercorso quelle che sono state le migliori stagioni di sempre (una per giocatore).

Rod Laver – 1969

Ha completato il Grande Slam: serve aggiungere altro? A dir la verità in quell’anno l’australiano non fu imbattibile, al punto che la sua percentuale di vittorie fu inferiore al 90% (e, come scopriremo, per un club così esclusivo è raro), ma vinse comunque ben 16 titoli. Quattro di questi furono Slam: un’impresa che ancora oggi lo colloca nella leggenda di questo sport. A dir la verità un Grande Slam l’aveva già realizzato, nel 1962, ma il secondo fu indubbiamente più prestigioso poiché arrivato tra i professionisti.

SLAM VINTI: 4

ATP FINALS VINTE: non disputate

TITOLI TOTALI: 16

PERCENTUALE DI VITTORIE: 87,2%

Jimmy Connors – 1974

94-4 è il bilancio della miglior stagione in carriera del campione americano, capace di incassare ben 15 titoli, di cui 3 Slam. Il quarto, il Roland-Garros, non potè giocarlo poiché fu escluso in quanto membro dell’associazione World Team Tennis. Avrebbe potuto vincerlo? Difficile a dirsi. In carriera non è mai andato oltre la semifinale a Parigi, fatto sta che in quel triennio vinse tutti e tre i confronti con Bjorn Borg sulla terra (era però l’Har-Tru americano e non quella rossa europea).

SLAM VINTI: 3

ATP FINALS VINTE: No

TITOLI TOTALI: 15

PERCENTUALE DI VITTORIE: 96,0%

Guillermo Vilas – 1977

Pur avendo vinto “solo” due Slam, il 1977 è stata la stagione dei record per l’argentino, capace innanzitutto di stabilire una clamorosa striscia di 46 vittorie consecutive, superata solo da Bjorn Borg negli anni seguenti. Addirittura 136 i successi complessivi (145 considerando anche i match non ufficiali) per un totale di 16 trofei sollevati, di cui 14 su terra battuta (superficie su cui furono ben 53 i trionfi di fila): i più prestigiosi furono il Roland-Garros – approfittando dell’assenza del favorito Borg – e lo US Open – in finale contro il numero uno al mondo Connors. Eppure la sua stagione è ricordata anche per una sconfitta, quella in finale a Aix en Provence contro Ilie Nastase, che mise fine alla sua incredibile striscia. Segni particolari? La Racchetta Spaghetti.

SLAM VINTI: 2

ATP FINALS VINTE: No

TITOLI TOTALI: 16

PERCENTUALE DI VITTORIE: 90,5%

Bjorn Borg – 1979

Appena sei sconfitte in un’annata caratterizzata da ben tredici titoli per la leggenda svedese. La doppietta Roland-Garros/Wimbledon non fa quasi notizia, così come il suo dominio sul rosso (l’unica sconfitta arrivò per ritiro). Allo US Open si arrese nei quarti a Roscoe Tanner, ma riuscì a vincere per la prima volta il Masters di fine anno e chiuse la stagione al numero uno del mondo. Niente male per un ragazzo di 23 anni.

SLAM VINTI: 2

ATP FINALS VINTE: Sì

TITOLI TOTALI: 13

PERCENTUALE DI VITTORIE: 93,3%

John McEnroe – 1984

Dieci anni dopo il Grande Slam mancato da Connors, un altro americano ci andò persino più vicino. A dir la verità The Genius chiuse la stagione con due Major in bacheca, ma solo perché rinunciò all’Australian Open di fine anno, come da prassi. Verosimilmente avrebbe fatto una scelta diversa – proprio in chiave Grande Slam – qualora avesse vinto il Roland-Garros. Avanti due set a zero contro Ivan Lendl in una finale dominata – come certificato dal punteggio di 6-3 6-2 -, fu sconfitto in rimonta (l’avversario vinse i restanti parziali per 6-4 7-5 7-5) e vide sfumare un titolo che a Parigi non avrebbe mai più vinto. Un ko che non oscurò però i tredici titoli vinti e il bilancio di 82-3. Inavvicinabile su erba, subì le altre due sconfitte al primo turno a Cincinnati contro il numero 70 del mondo Vijay Amritraj e in Coppa Davis contro lo svedese Henrik Sundstrom.

SLAM VINTI: 2

ATP FINALS VINTE: Sì

TITOLI TOTALI: 13

PERCENTUALE DI VITTORIE: 96,5%

Ivan Lendl – 1986

Non poteva mancare in quest’elenco Ivan il Terribile, che visse la sua miglior stagione nel 1986, quando conquistò 9 titoli, di cui 2 Slam (era l’anno in cui se ne giocarono tre poiché era in corso la transizione dell’Australian Open da dicembre a gennaio), e chiuse con 74 vittorie a fronte di 6 sconfitte per una percentuale di successi pari al 92,5%. Il Roland-Garros e lo US Open li vinse con una facilità quasi disarmante, mentre a Wimbledon fu costretto ad arrendersi solo in finale a Boris Becker, contro cui peraltro maturarono la metà dei ko stagionali. La dice lunga che abbia iniziato e finito l’anno da numero uno al mondo, senza mai essere scalzato dal trono.

SLAM VINTI: 2

ATP FINALS VINTE: Sì

TITOLI TOTALI: 9

PERCENTUALE DI VITTORIE: 92,5%

Roger Federer – 2006

Tra il 2004 e il 2007 l’elvetico fu dominante quasi in egual misura, ma dovendo scegliere la sua annata migliore la scelta ricade inevitabilmente sul 2006. Quattro finali Slam (tre titoli e la solita sconfitta a Parigi contro Rafa Nadal), quattro titoli Masters 1000 (oltre a due finali perse, neanche a dirlo contro quell’avversario spagnolo su quella superficie) e il trionfo alle ATP Finals. 92-5 il bilancio finale per un totale di 12 titoli conquistati. La domanda sorge spontanea: con le sue tre vittorie in finale sul rosso, Nadal ha impedito la miglior stagione della storia?

SLAM VINTI: 3

ATP FINALS VINTE: Sì

TITOLI TOTALI: 12

PERCENTUALE DI VITTORIE: 94,8%

Rafa Nadal – 2010

Proprio di recente si è parlato molto del 2010 del maiorchino, capace di vincere tutti e tre i Masters 1000 su terra battuta (proprio come Jannik Sinner nel 2026). Quell’anno, però, Rafa vinse anche tre Slam – gli sfuggì solo l’Australian Open, dove si ritirò nei quarti contro Andy Murray -, un settimo titolo a Tokyo e raggiunse l’atto conclusivo delle ATP Finals. Un bottino nel complesso inferiore a quello dei colleghi sopra menzionati, ma che gli vale comunque un posto in questa classifica. Non potrebbe essere altrimenti per un giocatore in grado di perdere soltanto due set tra Monte-Carlo (concesse addirittura la bellezza di 14 game), Madrid, Roma e Roland-Garros.

SLAM VINTI: 3

ATP FINALS VINTE: No

TITOLI TOTALI: 7

PERCENTUALE DI VITTORIE: 87,7%

Novak Djokovic – 2015

Quando si pensa alla miglior stagione della carriera di Nole, immediatamente balza alla mente il 2011. È comprensibile, visto il leggendario 41-0 (la prima sconfitta arrivò in semifinale al Roland-Garros contro Roger Federer) destinato a rimanere nella storia. Tuttavia nel finale ebbe un calo fisiologico, al punto che dopo lo US Open non vinse più alcun titolo. Nel 2015 invece riuscì a fare persino meglio, dominando dall’inizio alla fine. Il numero di sconfitte fu lo stesso (6), ma le vittorie furono dodici in più.

C’è un dato eloquente: dei sedici tornei a cui prese parte, l’unico in cui non arrivò in finale fu il primo, l’ATP 250 di Doha in gennaio. A rovinargli il Grande Slam fu un super Stan Wawrinka a Parigi, mentre a livello Masters 1000 fu fermato solo da Murray in Canada e da Federer a Cincinnati (non avrebbe comunque completato il Career Golden Masters perché salto Madrid). Vinse poi le ATP Finals e gettò le basi per il record di 16.950 punti nel ranking stabilito l’anno seguente.

SLAM VINTI: 3

ATP FINALS VINTE: Sì

TITOLI TOTALI: 11

PERCENTUALE DI VITTORIE: 93,2%

Jannik Sinner – 2026?

Il 2026 dell’azzurro potrà entrare a far parte di questa lista? Prematuro dirlo, innanzitutto perché non ha ancora vinto Slam. Fatto sta che i cinque Masters 1000 conquistati (su altrettanti disputati) lo rendono un candidato più che papabile. Qualora dovesse riuscire nell’impresa di vincerli tutti e nove, verosimilmente un posto gli spetterebbe anche in caso di zero Slam.

Allo stato attuale appare però improbabile che Jannik possa restare a secco, specialmente se Alcaraz dovesse rimanere ancora fuori – lo sarà per il Roland-Garros, ma potrebbe esserlo anche per Wimbledon. Il primo obiettivo dev’essere migliorare quella che finora è stata la sua migliore stagione, ovvero il 2024, quando vinse due Slam, le ATP Finals e tre Masters 1000 per un totale di otto titoli. 

Qualcuno potrebbe obiettare che, anche in caso di en plein, il suo dominio non potrebbe essere paragonabile a quello dei Big Three vista la qualità degli avversariDjokovic, ad esempio, affrontò dodici volte uno tra Federer e Nadal nel 2015 e undici nel 2011. Inoltre, le rispettive strisce di oltre 30 vittorie consecutive a livello Masters 1000 vedono molti più top 10 sfidati dal serbo. I numeri parlano chiaro, però non gliene si può fare una colpa: sembra banale da dire, ma la verità è che Sinner può battere solamente i giocatori che trova dall’altra parte della rete.


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