Sinner: “Semifinale? Se va male avrò più tempo per recuperare in vista di Parigi”

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Solamente due vittorie separano Jannik Sinner dal primo titolo in carriera a Roma e dall’unico Masters 1000 che non ha ancora vinto. Intervenuto in conferenza stampa a margine del successo in due set contro Andrey Rublev agli Internazionali d’Italia, il numero uno del mondo ha risposto alle domande dei giornalisti, parlando delle sue condizioni fisiche, dei miglioramenti su una superficie come la terra battuta e anche dell’altro italiano in semifinale, Luciano Darderi. Di seguito le sue parole.

Nel finale eri un po’ in difficoltà fisicamente: come stai?

Starò bene. È normale che durante un torneo ci siano giorni in cui sei un po’ stanco. Ho giocato molto e sono state giornate lunghe, ma sono felice di come ho gestito la situazione.

Che storia vorresti raccontare ai tuoi nipoti tra 20 anni?

Sto già scrivendo la mia storia. Anche se d’ora in poi le cose non dovessero andare bene ho comunque fatto tanto. Quando ero piccolo non avrei mai immaginato di essere il giocatore che sono ora e di raggiungere un livello così alto. Mi interessa più che gli altri pensino che io sia una brava persona, poi il tennis passa in secondo piano.

Quali sono le differenze rispetto all’anno scorso sulla terra?

Non bisogna guardare solo ai risultati. Anche l’anno scorso ho giocato bene su questa superficie, infatti ho raggiunto la finale sia qui a Roma sia a Parigi. Sicuramente contano la fiducia e l’esperienza, ma credo che la maggiore differenza sia a livello fisico: sono cresciuto molto e mi sento più forte.

Che rapporto hai con Darderi, anche lui semifinalista?

Non lo conosco benissimo. Ci siamo allenati un paio di volte a Dubai e poi abbiamo giocato contro all’Australian Open. È bello che il tennis italiano stia continuando a tirar fuori nuovi fenomeni. Quando i giocatori diventano più forti poi diventano anche potenziali avversari, quindi è un po’ diverso, ma ho un buon rapporto con tutti. Siamo fortunati ad avere così tanti giocatori italiani in top 20 e ognuno con il suo modo di giocare e di stare in campo. Speriamo che vada avanti il più a lungo possibile.

In cosa ti senti migliorato sul rosso?

Come ho detto prima, la superficie tende a rallentare il gioco e quindi gli scambi sono più lunghi, perciò l’aspetto fisico è importante. Poi abbiamo tornei totalmente diversi: a Monte-Carlo tutti facciamo fatica, poi Madrid è un evento a sé, mentre Roma è il primo vero torneo su terra. Abbiamo due settimane di allenamento e partite, quindi si vede il livello. Infine Parigi è una via di mezzo.

«Siamo umani anche noi giocatori: non mi piace che ci facciano entrare in campo così tardi perché è difficile giocare un buon tennis. E poi è come se ci fosse un fuso orario andando a dormire così tardi»

Cosa ne pensi che la partita di Darderi sia finita alle 2 di notte?

Non sono un fan di far entrare in campo noi giocatori così tardi. Siamo umani anche noi. Il problema è che c’è quasi un fuso orario perché vai a dormire veramente tardi. Luciano ha un giorno di riposo, ma ha speso tante energie anche nel match precedente contro Zverev. Speriamo che ne abbia ancora, gli auguro solo il meglio. Quando entri in campo tardi è difficile giocare un buon tennis. Ho grande rispetto per il pubblico che è rimasto: per noi è molto d’aiuto.

Qui a Roma può fare molto caldo: non hai pensato di indossare un kit di un colore diverso dal nero?

Ubaldo, mamma mia… Ormai è una tradizione: mi sto vestendo di nero da tanto tempo e voglio continuare. A volte fa più caldo, a volte meno.

Hai battuto un altro record, quello delle vittorie consecutive nei 1000: come ti senti?

Sono contento, ma sono concentrato sulla semifinale. Sarà una partita fisica e devo recuperare, anche perché giocare la sera è sempre più tosto fisicamente. Sto sentendo di aver giocato tanto, quindi a prescindere da come andrà ci saranno dei lati positivi: anche se dovesse andar male sarebbe ok perché avrei qualche giorno in più per recuperare in vista di Parigi, che – ripeto – è il mio obiettivo.


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