Option:
Fino alla scorsa settimana, Joaquim Almeida era un semplice maestro di tennis a Orlando, oltre che un tennista mancato: aveva infatti frequentato il college e raggiunto un best ranking di numero 1244, ma non giocava un match ufficiale in singolare dal 2024. A partire da domenica 10 maggio, invece, è diventato un campione ITF: si è infatti laureato campione nel Futures da 15.000 dollari andato in scena al Sea Oaks Beach & Tennis Club di Vero Beach, in Florida. Chi racconta lo sport solitamente tende ad abusare del termine ‘favola’, ma in questo caso sarebbe sbagliato non usarlo. Basti pensare che, oltre a non avere una classifica ATP, Almeida era anche fuori dalle qualificazioni di ben 28 posti prima dell’inizio dell’evento. Grazie a una serie di forfait è però riuscito a giocarle (è stato il penultimo giocatore a essere ammesso) e le ha anche superate brillantemente, centrando il main draw.
What it feels like to be 28th on the alternate list just to get into the @verofutures qualifying tournament and then winning the title seven days later, saving a total of eight match points during the event #ITFWorldTennisTour pic.twitter.com/kMxbvE8bLm
— Randy Walker (@TennisPublisher) May 10, 2026
Prima dell’incredibile settimana in Florida bisogna però fare un passo indietro e riavvolgere il nastro. Almeida è nato in Brasile nel 2002, ma ha lasciato il suo paese natale a soli 13 anni quando si è trasferito a Buenos Aires per inseguire il sogno del professionismo. La sua infanzia è stata particolarmente difficile tra droga, alcol, brutte compagnie e addirittura pensieri autodistruttivi. Ha però trovato il modo di uscirne, rifugiandosi nella fede e nel tennis. Sbarcato negli Stati Uniti nel 2021, ha giocato due stagioni per la Virginia Commonwealth University e poi per la Liberty University, un’università privata cristiana evangelica. Nel 2024 ha invece tentato la via del professionismo, senza successo. Dopo aver ottenuto i primi punti ATP in un torneo in Brasile, ha subito una serie di sconfitte e, pur senza mai accantonare il sogno, ha deciso di ripiegare sull’insegnamento stabilendosi in Florida.
Poi a Vero Beach la favola: ha conquistato il titolo (e 15, preziosi, punti ATP) dopo aver annullato un totale di otto match point. Due nel secondo turno di qualificazioni – vincendo 13-11 al super tie-break del terzo set -, quattro al primo turno del main draw – dal quale è uscito vittorioso dopo una lotta di 3 ore e 20 minuti -, e altri due nei quarti di finale contro l’ex top 40 JJ Wolf, che conduceva per 6-0 2-0 ma ha perso il secondo set al tie-break e si è ritirato. Inoltre, tra gli avversari battuti spicca anche il pronipote del celebre Pancho Segura, Matthew. “Molte volte ho pensato che questo torneo potesse finire già nelle qualificazioni, ma dentro di me continuavo a sentire che avrei raggiunto qualcosa di grande. Questa settimana è stata pazzesca, ancora non ci credo” ha dichiarato.
«Negli ultimi undici anni ho inseguito un sogno: molti mi hanno chiamato pazzo, solo Dio è stato al mio fianco per tutto il tempo»
L’apice della settimana di Almeida è stato il successo in finale ai danni di Alex Rybakov, numero uno del seeding, con il punteggio di 6-2 1-6 6-3. Un match in cui Almeida ha gestito al meglio il caldo e l’umidità – nonostante la stanchezza – ed è riuscito a imporre il suo gioco caratterizzato dal gancio mancino e da una garra tipica dei sudamericani. E non sembra essere mancato neppure un aiuto divino, come insinuato dall’avversario: “Non dico che sia stato fortunato, ma sembrava che in questa settimana gli andasse tutto per il verso giusto. Ogni tanto capita, però ha giocato un ottimo tennis nei momenti cruciali“.
Dal canto suo, Almeida ha affidato i suoi pensieri a un post su Instagram: “Il punto più alto della mia vita, non ho parole per descriverlo. È valsa la pena fare tutto per vincere questo titolo. Negli ultimi undici anni ho inseguito un sogno: molti mi hanno chiamato pazzo, solo Dio è stato al mio fianco per tutto il tempo. Non sarei riuscito a vincere se non fosse stato per lui: è stato con me in ogni partita“.
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