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Bisognava aspettare l’eliminazione del beniamino di casa Rafa Jodar per far sì che ci si accorgesse di un altro giovane promettente che stava facendo faville nel Masters 1000 di Madrid. Dopo essersi regalato la prima vittoria in carriera ai danni di un top 10 (Felix Auger-Aliassime), il ventunenne belga Alexander Blockx ha sconfitto anche il campione uscente Casper Ruud, conquistando così un’inattesa semifinale alla Caja Màgica.
Quello di Blockx non è un nome nuovo per gli appassionati di tennis più attenti, mentre potrebbe esserlo per il pubblico mainstream dato che prima di questo torneo non aveva mai avuto un exploit paragonabile a quelli dei vari Fonseca, Tien e – appunto – Jodar, passando perciò un po’ sottotraccia. Eppure da sei mesi a questa parte sta vivendo una crescita costante. Lo scorso anno aveva vinto due Challenger ma soprattutto si era qualificato per le Next Gen ATP Finals, raggiungendo la finale, in cui si era arreso solo a Learner Tien. Il debutto in top 100 è invece arrivato a inizio 2026 grazie al titolo nel Challenger di Canberra, mentre dopo un paio di mesi di assestamento ha iniziato a brillare sulla terra rossa europea.
A Monte-Carlo ha raggiunto il terzo turno partendo dalle qualificazioni, ottenendo peraltro la vittoria più prestigiosa della sua carriera (nel giorno del suo ventunesimo compleanno) ai danni di Flavio Cobolli, allora numero 16 ATP. A Madrid, un torneo che in teoria non doveva neppure giocare, si è invece spinto fino in semifinale. “Ero semplicemente contento di essere entrato nel tabellone principale all’ultimo minuto. Già vincere il primo match è stato un bonus, non mi sarei aspettato di andare così avanti. Ma quando sei in fiducia e senti il tuo gioco possono succedere delle cose” ha spiegato. Effettivamente al momento dell’uscita dell’entry list era il decimo alternate e solamente grazie a una serie di ritiri si sono aperte per lui le porte del main draw. Ora contenderà ad Alexander Zverev un posto in finale.
Come se non bastasse, all’esordio contro Cristian Garin ha rischiato grosso, tanto da dover fronteggiare due palle break sul 6-4 5-5 in favore del suo avversario. Dopo averlo battuto in tre set, ed essersi ripetuto contro Brandon Nakashima, però, è improvvisamente diventato ingiocabile. Ha dato 2 set a 0 prima a Auger-Aliassime (“A livello di fiducia mi ha fatto qualcosa“), poi a Francisco Cerundolo e poi a un terzo top 20 come Ruud. Risultato? Prima semifinale in carriera in un Masters 1000 e best ranking di numero 35.
“Non so fin dove posso spingermi. Penso partita dopo partita sperando di arrivare il più lontano possibile” ha ammesso Blockx, che lo scorso anno è diventato il primo giocatore belga della storia a qualificarsi per le Next Gen ATP Finals. Un risultato, quello di Madrid, che si intreccia con la storia del tennis del suo paese. Prima di lui, l’ultimo belga a battere un top 5 su terra rossa era stato David Goffin – il quale ha recentemente annunciato che il 2026 sarà il suo ultimo anno da professionista – contro Novak Djokovic nei quarti a Monte-Carlo nel 2017.
Inoltre, nel box del classe 2005 c’era Ruben Bemelmans, ex numero 84 al mondo e presente nelle due finali di Coppa Davis giocate dal Belgio, nel 2015 e nel 2017. Una presenza a dir la verità inattesa dato che Blockx è sempre stato allenato da Philippe Cassiers, che lo ha affiancato da quando aveva 4 anni e l’ha seguito per ben 16 stagioni. Tuttavia lo stesso Alexander ha confermato la rottura del lungo sodalizio, senza specificare però le ragioni.
«Raggiungere Sinner e Alcaraz? Devo pensare un passo alla volta. Sarà davvero difficile, ma solo se ci credi puoi avere una piccola opportunità» (Alexander Blockx)
Chi lo conosce lo definisce un ragazzo rilassato, ma che quando c’è da lavorare non si tira indietro. Lui stesso ha ammesso di essere migliorato molto con il tempo: “Ho fatto progressi in tutti i colpi e anche fisicamente. Negli ultimi anni non ho mai avuto troppa fiducia su una superficie come la terra battuta, ma visti i recenti risultati ora posso dire che mi piace“. L’obiettivo? Raggiungere il livello di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: “Devo pensare un passo alla volta, ma se noi (la sua generazione, ndr) pratichiamo questo sport è per avere la possibilità di competere contro i migliori, quindi ci proveremo. Ovviamente sarà davvero difficile, però solo se ci credi puoi avere una piccola opportunità“. Chissà che il primo confronto con il numero uno al mondo non possa arrivare proprio in finale a Madrid…

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