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Rappresenta per certi versi la chiusura di un cerchio il quarto di finale del Masters 1000 di Madrid tra Jannik Sinner e Rafa Jodar, due giocatori che non si sono mai affrontati ma i cui destini si sono intrecciati a più riprese. Quando un nuovo giocatore – specialmente se giovane – emerge e riesce a farsi strada nel circuito ATP, viene quasi spontaneo cercare qualcuno a cui paragonarlo, individuare un punto di riferimento, un tennista con cui presenti delle somiglianze. Nel caso di Jodar, non c’è voluto molto prima che venisse accostato a Sinner. In realtà l’associazione più scontata sarebbe con Carlos Alcaraz, visto che condividono la nazionalità spagnola, eppure proprio Rafa disse in un’intervista del 2024 – poco dopo aver compiuto 18 anni – che il modello da seguire per lui era Sinner.
E anche chi lo vede giocare per la prima volta non può fare a meno di notare delle somiglianze con Jannik. Non tanto in termini di livello di tennis – almeno non ancora dato che al momento quello di Sinner è chiaramente superiore – quanto di stile e di impostazione. Lo aveva detto anche Arthur Fils dopo averlo battuto a Barcellona: “Se proprio devo fare un paragone, piuttosto che ad Alcaraz lo paragonerei più a Jannik: è molto forte da fondo campo, sia dal lato del dritto che da quello del rovescio“. Nel complesso, allo stato attuale Jodar potrebbe essere definito un Sinner ancora un po’ disordinato, com’è normale che sia essendo di cinque anni più giovane.

«Se farò le cose nella maniera corretta e con il giusto atteggiamento mentale, potrò avere le mie chance e magari anche vincere. Ma soprattutto cercherò di imparare qualcosa da questa partita» (Rafa Jodar)
Gli aspetti in cui lo spagnolo ricorda Jannik sono molteplici, dalla pulizia dei colpi alla capacità di generare potenza e lasciare fermi gli avversari con le sue accelerazioni. Per non parlare della mentalità da vincente puro, complice il fatto che il tennis sembri occupare gran parte dei suoi pensieri (insieme al suo amato Real Madrid) e che la sua priorità non sia vincere bensì migliorare. Pur essendo nati a distanza di un lustro, i due sono accomunati da una grande maturità, che emerge in campo ma anche davanti a un microfono.
Quando ad esempio è stato chiesto a Rafa se sentisse pressione in vista del match contro Jannik, lui ha risposto: “È un’altra opportunità. Devo recuperare bene e cercare di prepararmi nel miglior modo possibile. Sarà un’altra partita dura“. E anche quando è tornato a parlarne in conferenza stampa, ha aggiunto: “Se farò le cose nella maniera corretta e con il giusto atteggiamento mentale, potrò avere le mie chance e magari anche vincere. Ma soprattutto cercherò di imparare qualcosa da questa partita“.
Fa tutto papà!
Jodar è accompagnato sempre da suo papà che, a rotazione, diventa coach, manager, preparatore fisico e mental trainer, a seconda delle esigenze. “Siamo molto connessi – dice Rafa jr. -, quando lo vedo nel mio box sono convinto che ci sarà sempre una soluzione da provare. Abbiamo una relazione speciale ed è un sostegno supplementare nei momenti difficili. Non lavoro con nessuno psicologo, mi affido alle conversazioni con mio padre e la mia famiglia. Questo determina chi sono e i valori che mi hanno trasmesso da quando ero ragazzino”.
Anche Brian Rasmussen, coach alla Virginia University frequentata da Jodar, ha spesso parole importanti per il suo ex allievo: “Mi hanno permesso di lavorare senza intromissioni. Nella nostra università curiamo tanto l’aspetto umano, la crescita come persona. Forgiamo il carattere e lui ha una forza mentale incredibile. Da subito è stato impressionante per la sua professionalità e la fiducia in se stesso che mostrava. E poi sente tanto i valori della famiglia: si chiama Rafa per via del nonno e non di Nadal e lui vuole rappresentare l’intera famiglia, non solo con i risultati ma nella maniera di vivere lo sport”.
Sinner, che complimento a Jodar!
Dal canto suo, indirettamente Sinner gli ha fatto un complimento niente male. In occasione del match di secondo turno contro un top 10 come Alex de Minaur (finito 6-3 6-1), l’azzurro aveva infatti deciso di sedersi in tribuna insieme ai coach Simone Vagnozzi e Darren Cahill e assistere a gran parte del match del talento spagnolo. Una scelta affatto scontata – specialmente da parte di un giocatore come Jannik che ha ammesso di trascorrere meno tempo possibile on site, andando solitamente via subito dopo l’allenamento – che conferma come abbia subito voluto constatare in presa diretta se si tratti effettivamente di un potenziale fuoriclasse come dicono le voci che circolano nello spogliatoio.
Inoltre, alla prospettiva di affrontarlo nei quarti, Jannik aveva ammesso: “Sarebbe interessante giocarci contro prima di grandi tornei come Roma o il Roland Garros“. Una frase che poche settimane fa a Monte-Carlo aveva riservato a un altro spagnolo di livello decisamente superiore come Carlos Alcaraz. Evidentemente Sinner reputa Jodar un avversario in grado di dargli dei feedback utili in vista degli appuntamenti più importanti e magari, in caso di sconfitta, anche di correre eventualmente ai ripari. Al momento è ancora presto per poterlo definire una minaccia all’orizzonte, ma non c’è dubbio che in futuro Jodar sia destinato a raggiungere i migliori. In tutto ciò come ha reagito Rafa? Con la solita diplomazia: “Non sapevo che Sinner stesse guardando il match. Io cerco di concentrarmi solo su me stesso e sull’avversario che ho di fronte“.
Cosa ne pensano gli ex tennisti?
“Mi ricorda molto Jannik Sinner: ha quello stile e potrebbe avere una traiettoria simile. Lo vedo lottare per un posto nella top 10. E se ci rimane, potrà competere anche per i tornei più importanti” ha detto l’ex giocatore Roberto Carretero. Sulla stessa lunghezza d’onda Alberto Romero, tecnico federale che ha affiancato papà Jodar nelle vesti di coach di Rafa: “Mi ricorda Sinner per la sua compostezza e per le sue lunghe leve. Penso che il suo punto di forza principale sia il dritto incrociato. Quanto al rovescio, non c’è modo di attaccarlo“.
«Per quanto è alto si muove molto bene ed è davvero coordinato. E poi non ha punti deboli: serve e risponde bene, oltre a essere molto maturo per la sua età» (David Ferrer su Jodar)
Anche David Ferrer ha speso parole al miele per il diciannovenne: “Per quanto è alto si muove molto bene ed è davvero coordinato. E poi non ha punti deboli: serve e risponde bene, oltre a essere molto maturo per la sua età. Dove può migliorare? A rete“. Infine, secondo Alex Corretja “ha le carte in regola per diventare un grande giocatore perché ama le sfide, si assume le proprie responsabilità ed è equilibrato“. Per poi elogiare la scelta di trascorrere un anno al college presso l’Università della Virginia: “Quei mesi di maturazione gli sono stati molto utili: ha capito di essere pronto per il professionismo“.

Jodar può essere paragonato ad Alcaraz?
Eurosport Spagna ha posto questa domanda a una serie di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Un riassunto delle risposte? No. “Penso che Carlos sia un giocatore che capita una volta ogni 50 anni e può diventare uno dei migliori della storia. Mentre Jódar assomiglia più a Joao Fonseca. Se diventasse numero uno vincendo un paio di Slam sarebbe incredibile, ma non lo paragonerei a Sinner o Alcaraz” ha detto José Morgado di Record (Portogallo). Secondo Tumaini Carayol del Guardian (Gran Bretagna), invece, “sarebbe un errore pensare che sia un nuovo Alcaraz: non ha lo stesso potenziale e non è così completo. E poi Carlos è unico. Indubbiamente Rafa ha colpi fantastici e un repertorio ricco, ma dobbiamo aspettare ancora un po’ e vedere come reagisce mentalmente nelle partite importanti. Oggi lo vediamo giocare con meno pressione, ma questo cambierà“.
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