Jodar, Fonseca, Kouame: chi è il miglior Next Gen?

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Il 2026 si sta rivelando una stagione molto fortunata per gran parte dei tennisti più giovani. La Race Next Gen è infatti popolata da fenomeni emergenti che hanno già avuto modo di affermarsi nel circuito maggiore, ottenendo risultato di spicco. A rubare la scena sono stati perlopiù Rafa Jodar e Joao Fonseca, ma hanno ottenuto risultati di prestigio anche altri Under 20 come Martin Landaluce e Moise Kouame. Da qui la domanda da un milione di dollari: chi è il Next Gen più forte? Abbiamo provato a rispondere stilando una top 5.

1

Rafa Jodar – Classe 2006

Fino a un anno fa sarebbe stata follia ipotizzare al numero uno un nome diverso da Joao Fonseca. Eppure le cose cambiano e allo stato attuale bisogna riconoscere che lo spagnolo Jodar sembra promettere meglio di chiunque altro. Le sue qualità erano sotto gli occhi di tutti da mesi – avevamo parlato di lui già a febbraio – tuttavia era davvero difficile credere che avrebbe impiegato meno di un semestre per imporsi nel circuito maggiore. Da un lato i risultati: titolo a Marrakech, semifinale a Barcellona e ottavi (che potrebbero diventare quarti) a Madrid. Dall’altro un tennis straripante: tanta potenza e aggressività, una gran velocità generata da entrambi i lati che lascia fermi gli avversari gli avversari. E poi la mentalità classica del vincente. Anche se condivide il passaporto con Carlos Alcaraz, chi ricorda maggiormente è Jannik Sinner.

2

Joao Fonseca – Classe 2006

Dopo i problemi fisici accusati nei primi mesi, anche la stagione del talento brasiliano è tornata sui binari giusti e non c’è ragione di credere che non possa spingersi almeno in top 20. Qualcuno potrebbe obiettare che non abbia ottenuto risultato di spicco, ma i nomi dei giocatori che lo hanno battuto negli ultimi cinque tornei la dicono lunga: Sinner, Alcaraz, Zverev, Shelton e Jodar. Il suo punto forte rimane il dritto, a dir poco devastante, mentre deve lavorare sul servizio e soprattutto in termini di tattica e mobilità. Ciò che davvero preoccupa a lungo termine è il fisico e, in particolare, una schiena ballerina.

3

Moise Kouame – Classe 2009

Voi cosa facevate a 16 anni? Il francese superava le qualificazioni in un ATP 250 e strappava un set a un top 100 come Aleksandar Kovacevic. Predestinato, si distingue per un gran fisico e una notevole intensità, oltre che ottime qualità sia offensive sia difensive. Neanch a dirlo i margini di miglioramento sono enormi, specialmente a livello tecnico, ma la stoffa c’è e da lui ci si possono aspettare davvero tante cose. Insieme ad Arthur Fils è a mani basse la migliore speranza che ha la Francia di tornare a vincere uno Slam.

4

Martin Landaluce – Classe 2006

Scendiamo dal podio e scendiamo anche di una categoria, con lo spagnolo che non sembra poter ambire a diventare un fuoriclasse. Si tratta comunque di un ottimo prospetto e di un ragazzo che, se migliora e starà bene, potrà ritagliarsi una carriera di tutto rispetto. Le sue potenzialità si sono viste nel Masters 1000 di Miami, dove partendo dalle qualificazioni è arrivato fino ai quarti, battendo avversari del calibro di Karen Khachanov e Sebastian Korda. Ottimo colpitore, sa fare un po’ tutto, seppur non al livello del connazionale Jodar. Dove può crescere? Dal punto di vista tattico e da quello delle variazioni.

5

Federico Cinà – Classe 2007

C’è anche un po’ d’Italia in questa top 5 grazie al giovane palermitano, attualmente numero 205 ATP. Dopo le due vittorie a livello Masters 1000 lo scorso anno, nel 2026 ha conquistato il suo primo titolo Challenger (a Nuova Delhi) e si è regalato l’esordio tra i primi 200. Per affermarsi a livello ATP c’è ancora del lavoro da fare, ma con un papà-coach come Francesco (storico allenatore di Roberta Vinci) c’è da stare sicuri. Il colpo in cui eccelle è il rovescio.

Altri

Nicolai Budkov Kjaer – Classe 2006

Se Jannik Sinner si allena di continuo con lui, un motivo ci sarà. Ben quattro i Challenger vinti nel 2025, ma ancora nessun guizzo nel circuito maggiore. Basti pensare che, prima del terzo turno raggiunto a Madrid (complice il ritiro di Opelka e la follia di Shapovalov), aveva vinto un solo match a livello ATP. Il norvegese gioca un tennis moderno in cui spiccano servizio e dritto (definito “martello” da Darren Cahill), ma spesso gli manca un po’ di pazienza e cerca di chiudere lo scambio prima del previsto. Lo aspettiamo a breve in top 100.

Rei Sakamoto – Classe 2006

Un altro predestinato è il giapponese, che da teenager ha vinto tre titoli Challenger e quest’anno, nel Masters 1000 di Miami, ha ottenuto il primo successo in carriera a livello ATP. Sbarcato a 15 anni in Florida alla IMG Academy (vi ricorda un altro giocatore del Sol Levante?), è allenato dall’italiano Federico Ricci e si distingue per la sua esultanza da samurai. Una mentalità che porta anche in campo insieme a un gioco basato su servizio e dritto: due colpi che viaggiano parecchio a cui abbina sapientemente delle variazioni.

Jacopo Vasamì – Classe 2007

I colpi non gli mancano affatto, anzi riesce a generare una potenza notevole. Ciò che invece gli manca è la capacità di saper giocare il colpo giusto al momento giusto. Dopo quasi un anno è tornato a giocare una semifinale Challenger, al Garden di Roma (lo abbiamo anche intervistato), e la prossima settimana sarà protagonista nelle qualificazioni degli Internazionali BNL d’Italia. Il potenziale c’è; starà a lui e alle persone che lo affiancano cercare di massimizzarlo.

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