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Le cose belle capitano a chi sa aspettare, ma soprattutto alle brave persone. E così, in un pomeriggio di sole a Roma, Andrea Guerrieri ha conquistato il primo titolo Challenger della sua carriera, all’età di 27 anni. È stata la settimana delle prime volte per il tennista di Correggio, che non aveva mai neppure raggiunto una semifinale nei tornei di questa categoria e invece ha sfoderato un percorso alla Vacherot. Partendo dalle qualificazioni, ha vinto ben sette match ed è riuscito a mettere le mani sul titolo più prestigioso della sua carriera. Lo ha fatto battendo in finale un avversario del calibro del ceco Dalibor Svrcina, ex top 100 che non aveva perso neppure un set in tutto il torneo. Guerrieri è però riuscito a eseguire il piano tattico alla perfezione e, dopo una battaglia di circa due ore e 20 minuti, ha trionfato per 6-4 2-6 6-1, lasciando che finalmente la terra rossa del TC Garden sporcasse il retro della sua maglietta bianca.
“È stata una grandissima emozione che ci dà la spinta di lavorare ancora più duramente” ha esordito Guerrieri, che non ha neppure potuto godersi appieno il titolo poiché c’era un aereo per Vienna (la prossima settimana giocherà il Challenger di Mauthausen) che lo attendeva. Prima di andare a fare la doccia e correre all’aeroporto di Fiumicino, però, ha accontentato ogni singola persona (perlopiù bambini) che gli chiedeva una foto un autografo. “Sono tanto felice di aver portato in campo anche in finale delle buone cose. Ci eravamo prefissati di imporre le nostre giocate contro un avversario di grandissimo livello che conoscevamo” ha aggiunto.
A dir la verità durante la finale non sono mancati momenti di sconforto, anzi all’ennesima smorzata vincente dell’avversario Andrea si è rivolto sconsolato al suo angolo: “Non ne leggo una“. Se però è riuscito a superare quegli istanti difficili è anche per via di come ha preparato e approcciato il match: “Una grossa chiave è stata essere preparati al fatto che lui usava tanto una soluzione come la smorzata. Essere pronto a subirne più di una ha fatto sì che non sia stato un imprevisto“. Ironia della sorte, ha chiuso la partita proprio con un vincente su drop shot di Svrcina.
Rome (IT) F: GSM, A. Guerrieri d. S. Travaglia 6-4, 2-6, 6-1. pic.twitter.com/F3S5YCjKfk
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(@eretzsportmed3) April 26, 2026
Qualcuno potrebbe pensare che si sia trattato di un titolo inaspettato, ma in realtà non è del tutto vero. Il coach Riccardo Maiga ha ricordato che erano già un paio di tornei che stava giocando bene e che, nonostante nei primi turni non avesse buone sensazioni, è andato in continuo crescendo. Guerrieri, dal canto suo, ha confermato che credeva di avere delle chance: “Non c’è stato un momento nella settimana in cui ho pensato di poter vincere, però sentivo che avrei potuto fare molto bene. Credevo che se avessi avuto la possibilità di giocare più match sarei potuto salire di livello e dare grande filo da torcere a tutti i giocatori presenti. Le sensazioni erano buone già nei tornei precedenti“.
Infine, un aspetto che Guerrieri ha rimarcato a più riprese è stata la vicinanza dei suoi cari, agevolata dalla geografia: “È stata una settimana speciale per me perché sono vicino al mio centro d’allenamento, la Tennis Training School di Foligno – che ringrazio -, quindi ho potuto avere vicino a me tutto il mio team, la mia ragazza e la mia famiglia. Li ringrazio tanto per tutto il supporto costante e il lavoro che facciamo quotidianamente“.

Grazie a questo successo, Guerrieri – che ha incassato anche i complimenti di Svrcina (“Ha vinto il giocatore migliore“, ha ammesso molto sportivamente) – ritoccherà ampiamente il proprio best ranking, salendo addirittura al numero 242. “Sappiamo quanto sia duro il circuito ITF – ci sono stato dentro per tanti anni – quindi è sicuramente una bella soddisfazione riuscire a giocare quasi esclusivamente tornei Challenger. Spero di riuscire ad arrivare sempre più su” ha dichiarato. E se l’entry list per le qualificazioni del Roland Garros è già uscita, non si può dire lo stesso di quella di Wimbledon. Un torneo che Andrea non osa neppure chiamare per nome ma il cui status è mutato (da “sogno” a “obiettivo”): “Ci sarà da lavorare e provare a fare altri punti. Ma si guarda con positività e fiducia a cercare di raggiungere quegli obiettivi“.
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