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Quando Andrea Guerrieri ha tirato il dritto vincente che gli ha consegnato la prima finale Challenger della sua carriera, dagli occhi hanno cominciato a uscire un po’ di lacrime. Non dai suoi, bensì da quelli della sua fidanzata, Giulia Tedesco, anche lei tennista (e figlia d’arte: suo padre era il calciatore di Serie A Giovanni) e seduta in tribuna con la tensione stampata sul volto sin dai primi game. Una testimonianza di quanto fosse importante il match contro lo spagnolo Pol Martin Tiffon, che il ventisettenne di Correggio – sempre molto composto, dentro e fuori dal campo ergo nelle esultanze – ha portato a casa per 6-3 7-5 in poco meno di due ore nonostante ben 11 doppi falli.
Un traguardo davvero speciale per un ragazzo che aveva avuto una buona carriera junior – vincendo i campionati italiani Under 16 e arrivando in top 100 del ranking mondiale – per poi però faticare notevolmente nel salto tra i professionisti. Dopo oltre tre anni a oscillare tra la 500^ e l’800^ posizione, a cavallo tra il 2025 e il 2026 ecco un balzo improvviso e per certi versi inatteso. Il lavoro svolto con coach Riccardo Maiga e tutto il team presso il Tennis Training di Foligno ha iniziato a dare i suoi frutti e sono quindi arrivati i primi titoli ITF, i quarti nel prestigioso Challenger di Bergamo e la finale al Challenger Roma Garden. A inizio settimana era numero 338; da lunedì prossimo sarà almeno 268. “Dedico questo torneo al mio team, alla mia fidanzata e alla mia famiglia: sono le persone sempre vicine a me, con cui sto tutti i giorni e di cui sento il supporto costante” ha dichiarato al termine della semifinale.
Guerrieri ha ammesso che la sua superficie preferita è il cemento indoor, anche perché tennisticamente ci è nato, tuttavia il suo gioco sembra sposarsi alla perfezione pure con la terra rossa: “So che il gancio mancino può dare tanto fastidio, così come la palla che salta. Cerco di usare il rovescio per buttare fuori l’avversario, così poi posso mettere i piedi in campo e giocare il dritto: so che può portarmi tanti punti“. I miglioramenti nel suo tennis sono però solo una delle chiavi dei suoi recenti successi. Un’altra è l’atteggiamento, sempre positivo, del tipo che Jannik Sinner sarebbe fiero di lui.
«Fin da piccolo sono sempre stato molto calmo e tranquillo; con il tempo ho solo cercato di incrementare l’incitamento e le parole positive» (Andrea Guerrieri)
Nel corso del torneo ci sono state numerose sfuriate, magari dopo un errore non forzato, un rimbalzo anomalo o una folata di vento. Nessuna di queste è stata però opera di Guerrieri, che quando sbaglia si consola quasi sempre dicendo che era la scelta giusta (certo, poi bisogna effettivamente farla la scelta giusta quindi non vale per tutti), quando c’è da riconoscere meriti all’avversario non ha problemi a farlo e quando qualcosa non va prova a farsi forza invece di lamentarsi. “Sono sempre stato così. Fin da piccolo ero molto calmo e tranquillo; con il tempo ho solo cercato di incrementare l’incitamento e le parole positive. Ma la fiducia e la positività non sono mai mancate” ha spiegato.
Una settimana da incorniciare, ma alla quale mancherebbe la ciliegina sulla torta. In finale servirà però una vera impresa perché il suo avversario sarà il ceco Dalibor Svrcina, prima testa di serie e numero 127 del mondo. Approdato all’atto conclusivo senza perdere set, in semifinale ha messo fine alla favola di Jacopo Vasamì per 6-3 7-6. “Un’ora e un quarto e ancora non sono entrato in partita“, è stato uno dei vari sfoghi del diciottenne capitolino, protagonista di una prestazione piuttosto negativa e caratterizzata da troppi errori gratuiti, in cui a un certo punto si è persino lasciato scappare un “sembri un 2.8” rivolto a se stesso.
«Vasamì deve imparare a gestire la pressione nei punti importanti. In quei momenti devi stare calmo e concentrato sul punto seguente» (Dalibor Svrcina)
Eppure i presupposti per creare difficoltà all’avversario c’erano, come ammesso dallo stesso Svrcina: “Jacopo ha giocato davvero bene nel corso della settimana: gli piacevano le condizioni perché la palla saltava molto. Io, essendo piccolino (misura 178 cm, ndr), avevo difficoltà in risposta perché dovevo sempre colpire la palla sopra la testa e non era facile“. Il ceco però è riuscito ad avere la meglio grazie all’esperienza: “Penso che fosse una partita 50-50, in cui la differenza l’hanno fatti i momenti cruciali. Io sono stato più paziente e non ho commesso errori“.
Infine, a suo dire Vasamì dovrebbe lavorare sull’aspetto mentale: “Deve imparare a gestire la pressione nei momenti importanti. A volte era un punto cruciale e lui parlava troppo con il coach. Anch’io sono incavolato quando commetto un gratuito, però quello è il momento di stare calmo e concentrato sul punto seguente. Sono sicuro che migliorerà“.
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L’articolo Calma, positività e gancio mancino. Guerrieri: “Così ho raggiunto la mia prima finale Challenger” proviene da Tennis Magazine Italia.
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